English
Italiano

2007/08 – Aref International in India

Dal 03 agosto 2007 al 04 settembre 2007

l’AREF realizza la propria atività di:

Cooperazione internazionale

a sostegno dei Rifugiati politici provenienti dal Tibet


Come ogni anno l’Associazione compie il periodico viaggio di verifica delle proprie attività, realizzate a favore dei rifugiati politici Tibetani che vivono in India.

Quest’anno la verifica sarà effettuata da parte di Marilia Bellaterra, accompagnata da alcuni volontari dell’Associazione, tra cui: Claudia Cormio e Francesca Fimiani.

L’intervento inizierà in India del Sud per proseguire a Dharamsala e per concludersi, infine, in Arunachal Pradesh.

Durante il mese di agosto verranno visitati, in particolare:

  • l’Arunachal Pradesch (India del Nord) dove vive attualmente Tsering Paljor, il primo bambino sostenuto a distanza dall’Associazione. Tsering è stato un monaco per circa 7 anni, essendo entrato molto piccolo nel monastero Gajang Gyalrong Khangtsen, come profugo. Recentemente è tornato alla vita civile a seguito di una serie dolorosa di circostanze, tra le quali la morte della madre. E’ sempre stato un bambino pieno di grandi energie. Oggi, è un ragazzo che metterà sicuramente a frutto l’eredità culturale e umana che ha ricevuta dai suoi insegnanti e, all’interno del monastero, dai suoi maestri spirituali. Tsering Paljor  ha ispirato, fin dall’inizio, le attività dell’Associazione, dando anche il nome a molti dei suoi progetti.

 

 


venerdì 3 agosto
partenza per MUMBAI


sabato 4 agosto
MUMBAI – AURANGABAD – ELLORALa prima visita programmata è per le grotte di Ellora e Ajanta, vicine alla città di Aurangabad, patrimonio Unesco, oltre che bene culturale protetto dal governo Indiano.
Le grotte di Ellora sono un complesso monumentale di 34 templi scavati nella roccia a più riprese nel corso dei secoli da monaci, prima buddisti poi induisti e infine jainisti. La cosa sorprendente è che le grandi strutture scolpite, in realtà sono state realizzate cesellando e scavando poco a poco la montagna dall’alto verso il basso. I trentaquattro templi, tutti rivolti verso ovest, si snodano lungo la costa di un basso rilievo collinare per una lunghezza complessiva di circa tre chilometri. Le 12 grotte buddhiste (dalla numero 1 alla 12) sono le più antiche, del 500-700 a.c.; le 17 grotte quelle Hindu (dalla 13 alla 29) sono del periodo 757-a.c.; le 5 grotte janiste sono le più recenti, del periodo 900-1100 a.c.. Tutte le grotte buddhiste appartengono alla tradizione Mahayana. Le statue, di bellissima fattura, rappresentano figure del patheon buddhista  e bodhisattva in diversi aspetti e posizioni: Padmapani, Avalokitesvara, Vajrapani, Tara, Bhrukuti Tara, Maitreya, Bhagwan Buddha, la divinità Mahamayuri e diversi demoni. Di particolare rilievo la decima grotta, semicircolare, che contiene un antico stupa e una bella statua di Bhagwan Buddha, fiancheggiato da bodhisattva. Delle grotte hindu, colpisce la grandissima abbondanza di statue e sculture molto curate nei dattagli di espressioni, emozioni, abbigliamento, gioielli, posizioni del corpo. Di particolare rilievo la sedicesima grotta, l perla di Ellora, il tempio Kailasanatha, l’unico del complesso ad essere stato ricavato scavando la roccia dall’alto. Il tempio, scolpito a mano, ha una struttura centrale all’interno della quale vi è, nel sancta sanctorum, il sacro yoni lingam (simbolo dell’energia creatrice di Shiva) con le statue di Ganga e Yamuna poste a sua difesa ai lati della porta. All’esterno, una serie di piccole celle per i monaci, decorate con incisioni di elefanti e altri animali selvatici, corrono lungo i tre lati di roccia che proteggono il tempio principale.

 


domenica 5 agosto
AJANTA

Spostandoci a nord, verso il confine con il Madhya Pradesh, raggiungiamo le ancora più antiche grotte di Ajanta. Qui, sul pianoro del Deccano, l’ambiente che fa da cornice al complesso è assolutamente unico. Le grotte sono state infatti ricavate nell’ansa a ferro di cavallo scavata nei millenni dalle acque di un fiume ormai prosciugato.

Le grotte sono state nascoste per secoli dalle fitte maglie della giungla che un tempo copriva l’altopiano, fino a quando una spedizione inglese le portò alla luce nel 1819. Uno dei templi porta ancora oggi le firme incise sulle pareti dai membri della compagine.

Anche il complesso di Ajanta conta una trentina di grotte, la maggior parte caratterizzate da pitture su intonaco assai più raffinate di quelle di Ellora. Le più importanti sono quelle buddiste, capaci di ospitare in tempi remoti fino a duecento monaci e altrettanti artigiani.

Lo splendore di questi templi unici al mondo ha dovuto vedersela, nel corso dei secoli, con incendi, terremoti, le intemperie e l’incuranza dell’uomo. La loro bellezza rimane ancora oggi intatta, anche se soggetta a continui “attacchi” da parte delle torme di turisti indiani poco attenti alla loro tutela.

Prima del ritorno in albergo, c’è la prima “promozione” a metà tra l’economico e il culturale: la visita ai laboratori di telai a mano per la produzione di tessuti in seta, assolutamente bellissimi. Risulta quasi impossibile astenersi dall’acquisto …

 


lunedì 6 agosto
MUMBAI – HUBLI – MUNDGOD

L’arrivo a Hubli è, come al solito, emozionante. In mezzo a qualche equivoco sui tempi di arrivo e a qualche difficoltà di comprensione linguistica i monaci del Gajang Gyalrong Khamtsen sono già in fermento per il nostro arrivo. Li aspettiamo, dunque, all’uscita dall’aeroporto e ci godiamo un sole accogliente. Arrivano dopo poco su un pulmino: Jigme Jaltsen, con il suo solito sorriso scanzonato e un momaco anziano che non conosco, di un monastero vicino. Non riesco a non abbracciarlo, dopo un lungo anno di lontananza … I bagagli sono, a dir poco, numerosi e la partenza richiede un po’ di organizzazione. Che sensazione strana – come ogni volta del resto – mi sembra di essere a casa.

martedì 7 agosto
MUNDGOD


Facciamo un po’ di acclimatamento. Non certo all’altezza, ma al luogo, alla disposizione degli spazi, agli odori, ai colori, ai suoni. Che per me sono così intimi e familiari. Come se si fossero, ormai, radicati nella memoria.


E facciamo, anche, un po’ di chiacchere. Nelle lingua mista che ci accomuna ogni volta. Una sorta di bizzarro italo-anglo-tibetano che farebbe inorridire chiunque e che mi rende assolutamente felice. Jigme si perde nelle cucine, Nyma non sta in sè dalla gioia, Yeshi Lungtok è commovente e buffo mentre – con gli occhiali da sole per un’infiammazione all’occhio che non vuole guarire – ci racconta un sacco di cose nel suo cinese che sembra italiano. E noi, non si sa come mai, capiamo tutto quello che dice! Potenza del non verbale e, soprattutto, delle emozioni che ci tengono così vicini.Conosco il nuovo monaco del Gajang Gyalrong Kamtsen: Puntsok Sonam , per cui è stato trovato uno sponsor particolare: la classe di una scuola romana. Con l’augurio che questo gesto di solidarietà favorisca, anche, uno scambio di anmicizia e di conoscenze. Come sempre siamo ospiti del Monastero e la mia unica preoccupazione (tolte le zanzare …) è il permesso per accedere alla restrict area di Mundgod che non è ancora arrivato. Nonostante le pressioni e i solleciti. E nonostante la domanda sia stata presentata “quasi” nei tempi richiesti, del permesso non c’è ancora traccia. Si sarà perso nelle maglie di qualche ottuso intoppo burocratico o tra le carte di un impiegato distratto. Il che vuol dire che i monaci che ci ospitano avranno dei problemi con la polizia locale e che li avremo anche noi …

mercoledì 8 agosto

MUNDGOD
Facciamo un giro rasserenante al Tempio centrale del Monastero di Gaden. la statua dorata di Gandhi è sempre al suo posto e solo piccoli ritocchi danno riscontro del tempo che è passato.

Poi la prima visita alla Pre Primary School del Camp 3. I bambini sono, come al solito, commoventi. Quest’anno forse di più. Perché ci accolgono con le khata in mano e quell’offerta ha il sapore della speranza. Che il tempo passi e che  regali, almeno a loro, l’emozione di una patria libera, se non indipendente, almeno autonoma.  Come è nelle parole e negli auspici del Dalai Lama, che il Tibet sia trasformato in una zona di Ahimsa, cioè uno stato di non violenza e di pace. Per ora i bambini sono sereni e accolgono con stupore e curiosità i nostri regali. Per loro un po’ misteriosi e attraenti perchè non tipici della loro cultura. Noi sappiamo che hanno anche un’altra particolarità. Non sono comprati ma personali. Hanno accompagnato l’infanzia e i giochi di chi li regala e, forse, trasportano anche per questo un senso di benessere e di calore.

giovedì 9 agosto
MUNDGOD

E’ il giorno di visita alla famiglie. Il tempo ha risentito del monsone e Mundgod, sotto un tiepido sole, è tutta un pantano. Ma la visita è ufficiale. Siamo accompagnati dalla segretaria di Mr. Ngawang Dhondup, il nuovo Representative del Tibetan Settlemen che, assente oggi da Mundgod per ragioni di lavoro, ci riceverà domani mattina.

Passiamo di casa in casa: Kalsanh Chodon, Tenzin Chimè, Tenzin Pema, Tenzin Tseyang, Tenzin Yingsel, Tsering Chengya, Pema Dolkar, la mamma di Phurbu Tsanchoe che studia fuori Mundgod … Visi amici, persone care che ogni anno mi aspettano e che io aspetto di rivedere. In ogni casa c’è un’offerta, un the, dei biscotti e, sempre, una profusione di khata. Le bellissime sciarpe bianche che portano, tra gli 8 simboli di buon auspicio, l’augurio che la sorte ci sia amichevole.


venerdì 10 agosto
MUNDGOD

Le visite iniziano presto. Innanzi tutto quella al Tibetan Settlement dove Mr. Ngawang Dhondup, il nuovo Representative, ci accoglie con una cordialità crescente. E’ la prima volta che ci incontriamo ma l’atteggiamento formale dura solo pochi minuti. Poi il clima scherzoso ha il sopravvento e la visita si conclude con una foto piuttosto insolita: Mr. Ngawang Dhondup in piedi e io seduta al suo tavolo  di lavoro. Siamo diventati amici.

La giornata prosegue con la visita alla Central School for Tibetans, dove, tra l’altro, incontriamo Tenzin Youtso e Tenzin Lakyab. Timida come al solito lei e, come al solito, lui sorridente e imbarazzato.


Poi inizia il giro delle Primary School, una per ciascuno dei 9 campi e, pur se i ricordi si accavallano, ogni classe sembra insieme diversa e uguale alle precedenti. I bambini sono amichevoli e curiosi, come tutti i bambini. Ma anche le insegnanti lo sono … E ci accolgono senza riserve nelle loro classi. Dove tutto sembra funzionare con ordine e scorrere con ritmo costante. A dispetto dei materiali didattici “essenziali”, della povertà che si respira anche nell’aria, degli arredi consumati e dell’umidità che divora i muri. Durante il percorso incontriamo la famiglia di Tenzin Chonzom e ci viene incontro la moglie di Pema Wangdue! L’anziano marito, che è uno dei “nonni” aiutati dall’Aref, non ha voluto perdere l’occasione di dare il proprio contributo simbolico alla lotta inesausta del suo paese. E’, infatti, a Delhi per partecipare alle azioni di solidarietà ai 14 tibetani che proprio ieri – dopo 32 giorni – hanno concluso lo sciopero della fame.Ci aspetta, infine, la mamma di Puntsok Wangmo, la nuova bambina per cui è stato trovato lo stesso particolare del monaco Puntsok Soman: la classe di una scuola romana. Con l’augurio che, anche in questo caso, il gesto di solidarietà favorisca nuove amicizie e nuove cobnoscenze.La mattinata si conclude con la visita alla Monastic School dove assistiamo a parte delle lezioni. In particolare a quelle in cui i giovani studenti fanno le veci dei loro insegnanti e guidano la lettura dei testi o la ripetizione delle parti da mandare a memoria.

 

Dopo pranzo, a sorpresa, veniamo riportati alla Pre Primary School. Cosa avranno architettato? Tutte le bambine indossano la chuba e i bambini il tipico vestito tibetano. Sono piccolissimi e lo spettacolo di canti e semplici danze che hanno preparato in nostro onore è commovente. Un bambino sorregge a fatica una bella foto del Dalai Lama e  si intuisce il valore simbolico e patriottico delle parole  della loro canzone. L’incontro si coclude con la consegna di alcuni semplici regali e di altre khata.

 


sabato 11 agosto
MUNDGOD
La giornata si snoda atorno a una lunga e importante puja (Vajrayana Diety Sadhana), condotta da un importante e anziano Lama della comunità cui partecipano numerosissimi monaci e personaggi di rilievo tra i quali il nostro amico Mr. Nawang Dhondup, che, per l’occasione, indossa il tipico abbigliamento del Tibet.


Nel pomeriggio, al Monastero, riceviamo la visita della mamma di Tenzin Thoesam che, accompaganta dagli altri due figli, ci racconta delle difficili condizioni di salute che obbligano Tenzin a passare lunghi periodi in ospedale lntano da casa.

domenica 12 agosto

MUNDGOD

Il permesso non è ancora arrivato … e, nonostante gli scongiuri fatti, la polizia si presenta ancora una volta per i controlli. Ma tutto il mondo è paese e Jigme trova la “ovvia” soluzione. Quindi il tutto si risolve con il solito obolo (comunque sostanzioso) e una bella perdita di tempo.Poi cominciano i rituali per il compleanno … Le mie richieste a Jigme di tralasciare “per quest’anno” cadono nel vuoto. Lui, prima promette, tanto per mettermi buona e poi sparisce, per i suoi soliti acquisti. Ma stavolta fanno  ancora di più che lo scorso anno! Forse perché  si stanno specializzando in compleanni occidentali (!) o forse perché  sentono che questo, per me, è un compleanno particolare … Non manca niente. La torta, con il mio nome (e cognome), è anche buona. I palloncini appesi sono pieni di coriandoli che ci sono stati infilati dentro, uno per uno. Ci sono i cappellini a cono, le candeline in numero “quasi” giusto e un fiore di loto che spara le miccette (!) e che, in contemporanea, suona happy birthday. Per non parlare della grande immagine del Dalai Lama, con tutte le lucette lampeggianti attorno, che Jigme ha tolto dal suo altare di preghiera e portato nella stanza dei “festeggiamenti” in mio onore. Loro, questi monaci speciali, tutti insieme, hanno lo straordinario potere di farmi ridere e di farmi commuovere, allo stesso tempo. Con la loro semplice e contaggiosa allegria. E con i loro pensieri che sono purissimi pensieri d’amore. Come quello dell’anziano Lama del Monastero, Geshe Thupten Tsering, che fa – lui a me – un’offerta, come regalo di compleanno …

lunedì 13 agosto
HUBLI – DELHI

Partire da Mundgod per Hubli e per Delhi non è mai facile … Lasciare amici così speciali ci riempie la mente e il cuore di grande nostalgia. Ogni volta penso che dipenda dal nostro pensiero “occidentale”, così pronto a trattenere e incapace di assecondare lo scorrere degi eventi. Ma anche i monaci che ci accompagnano all’aeroporto sembrano avere qualche difficoltà … non si staccano dai cancelli e continuano a mischiare sorrisi di amicizia a quelli di commozione.


martedì 14 agosto
PATANKOT – DHARAMSALA

Una lunga notte in treno ci porta a Patankot da dove si parte in macchina per Dharamsala e, da qui, per McLeod Ganj. Man mano che si sale l’aria diventa pungente e il panorama cattura lo sguardo. Il che non basta a distogliere la mente dal pensiero che l’intero popolo tibetano sia stato forzatamente costretto a scegliere tra due dolori: essere prigioniero nella propria patria o “libero” in terra d’esilio.

McLeod Ganj – situata a circa 8 Km da Dharamsala – è,
dal 1960, sede del governo tibetano in esilio e residenza ufficiale di Sua Santita’ il XIV Dalai Lama del Tibet.

Oggi questo piccolo centro appare sempre più convulso, un miscuglio di spiritualità e di convulsa imprenditoria. A McLeod Ganj c’è spazio per tutti. Per chi vuole pregare, meditare, studiare, ricevere gli insegnamenti buddhisti, o testimoniare il proprio impegno politico. Ma anche per chi vuole vendere, comprare, costruire. Per chi vuole fare, seriamente, treking o per chi indossa gli scarponi solo per immergersi nello shopping o per chi esibisce un abbigliamento freak ormai fuori dal tempo. C’è spazio persino per chi racconterà in giro, senza consapevolezza e senza nessun rispetto, di aver fatto un’esperienza di cui non comprende affatto il significato …


mercoledì 15 agosto
MCLEOD GANJ (DHARAMSALA)

Il primo appuntamento della giornata prevede l’incontro ufficiale con Mr. Karma Choephel, Presidente del Parlamento Tibetano in esilio, già
deputato del Parlamento per tre legislature, in rappresentanza della provincia di U-Tsang e precedentemente Rettore delle Central Schools for Tibetans di Shimla e di Mussorie.
Mr. Karma Chopehel ci accoglie con grande cordialità e ci introduce personalmente ai luoghi e alla storia del Governo in esilio del suo paese.Ci accompagna anche Tenzin Chonden, membro del Parlamento. Con lei visitiamo la Library of Tibetan Works and Archives (LTWA) dove siamo accolti da Geshe Tenzin Lekshay con il suo solito, indimenticabile sorriso.La Library e’ stata fondata, nel giugno 1970, da Sua Santità il Dalai Lama ed è una delle più importanti istituzioni al mondo dedicate a preservare e diffondere la cultura tibetana.

 

Al suo interno si trovano manoscritti, libri e documenti, oltre a centinaia di thanka, statue e un vastissimo materiale fotografico. La Library è organizzata in 8 Dipartimenti:

 

    • LIBRARY: dove si trova una vasta collezione di Manoscritti e documenti in tibetano (circa 70.000), che è la più importante al mondo. Di valore speciale sono le edizioni manoscritte del Kangyur e Tengyur e i lavori della tradizione Nyingma, Kagyu, Sakya, Gelug e Bon. Si trovano, inoltre, libri in Inglese e altre lingue (circa 10.000), riguardanti il budhismo e il Tibet, nei suoi aspetti culturali, linguistici, storici, politici, geografici ecc.;

 

    • ARCHIVES: di documenti e fotografici sul Tibet. Un importante progetto è quello che riguarda la raccolta dei documenti relativi al Dalai Lama, dagli insegnamenti, agli scritti, alle conferenze, alle interviste;

 

    • MUSEUM: collocato al primo piano della Library è stato aperto al pubblico nel 1974. Gli oggetti in esso raccolti rappresentano una delle più importanti collezioni di arte tibetana del mondo (600 statue e thangka, centinaia di reliquiarie e oggetti rituali, a partire dal XII secolo) e comprendono il grande mandala in legno di Avalokiteshvara, il mandala di Arya Tara, una statua di Avalokiteshvara e una a grandezza naturale di Je Songkhapa;

 

  • EDUCATION: Centro per gli studi Tibetani che gestisce, a partire dal 1971, corsi di Filosofia e Lingua tibetana, oltre alla Scuola di pittura di thangka e di intaglio su legno, i cui corsi sono inziati, rispettivamente, nel 1977 e nel 1982;
  • RESEARCH AND TRANSLATION
  • PUBLICATION: gestisce due periodici (Tibet Journal e Tibetan Medicine), oltre a publicationi in Inglese sulla filosofia buddista, altri aspetti della cultura tibetanas  e pubblicazioni in Tibetano;
  • ORAL HISTORY: il progetto, inziato nel 1976, raccoglie più di 15.000 ore di interviste registrate in formatio audio e video, tra cui anche gli insegnamenti del Dalai Lama;
  • ADMINISTRATION


La giornata prosegue con l’incontro con Mr. Tenzin Taklha, Deputy Secretary di Sua Santita’ il Dalai Lama, il quale ci accoglie e riceve con piacere il materiale relativo alle attività dell’Associazione.

In conclusione visitiamo una visita doverosa e desiderata al Tsuglag Khang , la Cattedrale centrale nota come “Main Temple”. Al suo interno si trovano le tre statue di bronzo di Buddha Sakyamuni, Padmasambhava e Avalokitesvara, il Buddha della Compassione di cui il Dalai Lama è la presente emanazione. La storia della statua di Avalokitesvara è toccante e nota: l’immagine originale, commissionata dal re Sontsen Gampo nel settimo secolo, era incrostata di gioielli e si trovava nel Jokhang, la cattedrale centrale a Lhasa. Durante la rivoluzione culturale la statua, insieme ad altre, venne distrutta e i pezzi gettati in strada dalla Guardie Rosse. Frammenti di queste statue nsieme ad altri oggetti religiosi, vennero raccolti dai tibetani e, passando di mano in mano, raggiunsero l’India, attraverso il Nepal, nel 1967. Nello stesso modo, un anno più tardi, arrivarono in India un’immagine di Avalokitesvara e una di Amitaba, il Buddha della luce infinita. I resti di queste statue vennero incassate, come preziose reliquie, nella nuova immagine di Avalokitesvara nello Tsuglag Khang. La statua attuale, fatta d’argento, venne consacrata nel 1970. Inoltre nel Tempio vi sono tutti i testi del canone Buddhista Kagyur (gli insegnamenti diretti del Buddha) e Tengyur (la collezione dei commentari successivi). Nel 1992 venne aggiunta una nuova sala di preghiera in cui si possono ammirare gli affreschi del Kalachakra. A fianco della Cattedrale centrale si trova il Namgyal Monastery, dove attualmente vivono circa 200 monaci.


giovedì 16 agosto
MCLEOD GANJ (DHARAMSALA)

 

La giornata inizia presto e sarà molto densa.

Inizia con l’udienza privata a Ugyen Thinley Dorje, il XVII Karmapa, capo della setta karma-kagyun, detta “dei berretti neri”, numero tre della gerarchia tibetana (dopo il Dalai Lama ed il Panchen Lama). Come noto Ugyen Thinley Dorje è nato nel 1985 e vive a Dharamsala sin da quando, all’età di 14 anni è fuggito dal suo monastero di Tolung Tsurphu, vicino a Lhasa, per non sottomettersi all’autorità del Governo di Pechino.

Questo è il testo delle dichiarazioni rilasciate dal XVII Karmapa durante la sua prima conferenza stampa tenuta il 27 aprile 2001 nella Gyuto Ramoche Tantric University a Sidbhari (a sette chilometri da Dharamsala).

“La decisione di lasciare la mia patria, il mio monastero, i monaci, i miei genitori e la famiglia è stata presa esclusivamente da me: nessuno mi ha chiesto di andare, nessuno mi ha invitato a venire. Ho lasciato il mio paese per diffondere gli insegnamenti del Buddha in generale e, in particolare, per ricevere gli eccellenti insegnamenti e istruzioni della tradizione Karma Kagyu, alla quale appartengo. Questi mi possono essere impartiti solo dai principali seguaci del precedente Karmapa, Situ Rinpoche e Gyaltsab Rinpoche, che secondo le predizioni sono i miei maestri e vivono in India. Non ho notizie dei miei genitori. I genitori sono importanti per tutti ma per le ragioni che ho esposto era importante che lasciassi il Tibet. Prego per il loro benessere e per quello di tutti i tibetani. Nel passato, i Gyalwa Karmapa non si sono impegnati in attività politiche e io non posso fare altro che seguire il loro esempio. Per quanto riguarda il futuro cammino del Tibet e del popolo tibetano, io condivido e sostengo pienamente tutto quello per cui Sua Santità il XIV Dalai Lama si batte. Egli impersona l’amore universale, la compassione e la non violenza ed è il supremo leader del Tibet ed è un campione della pace mondiale e dei diritti umani. Nel 1959 la mia precedente reincarnazione, il XVI Karmapa Rangjung Rigpe Dorje, fu anche lui costretto a fuggire dal Tibet (e istituì) il centro di Dharmachakra, nel monastero di Rumtek, che diventò la base della sua attività in tutto il mondo. Per questo il Dalai Lama, il governo tibetano in esilio, il popolo tibetano considerano estremamente importante che io raggiunga la mia sede principale a Rumtek. Dal mio punto di vista, andare a Rumtek sarebbe come tornare a casa a continuare le attività del mio predecessore. Ho piena fiducia che potrò andarci perché il Sikkim è uno stato dell’India. Sono anche fiducioso che, come il mio predecessore, potrò viaggiare all’estero per incontrare i miei numerosi discepoli e aiutarli nella loro ricerca spirituale. Con questo obiettivo in mente, ho presentato una richiesta alle autorità competenti”.

Proseguiamo con la visita NyingtobLing Tibetan Handicapped Craft Home dove la Direttrice Mrs. Nawang Lhamo ci accompagna nei diversi Laboratori in cui lavorano, secondo le proprie inclinazioni e capacità, i 50 ragazzi disabili ospitati nel Centro.

Infine visitiamo il Tibetan Children Village (TCV), diretto da Jetsun Pema, sorella del Dalai Lama. Come noto, i TCV sono strutture scolastiche  e residenziali distribuite in India dove, a partire dal 1964, vengono educati e accuditi migliaia di bambini tibetani. In questi centri vengono accolti piccoli orfani e figli di profughi fuggiti Tibet sotto l’occupazione cinese. Molti non hanno ricevuto nemmeno un’educazione elementare e la loro identità culturale è confusa. Oggi si contano circa 15.000 ospiti, oltre 1.000 addetti, di cui buona parte sono stati a loro volta ospiti dei TCV, e una media di 600 nuovi arrivi ogni anno.

Visitiamo le diverse classi, a partire dal nido e, in conclusione, assistiamo a una lezione di canto e di musiche tradizionali cui partecipano non solo i bambini ospiti del TCV ma anche alcuni monaci che, nel centro, completano la loro formazione, in accordo alle indicazioni date dallo stesso Dalai Lama.

La giornata si conclude con una cena ufficiale con Mr. Karma Choephel, al termine della quale l’Associazione riceve, a nome del Parlamento Tibetano, una bella thangka di Avalokiteshvara.

 


venerdì 17 agosto
MCLEOD GANJ (DHARAMSALA)


In mattinata visitiamo il Men Tsee Khang (Tibetan and Astrological Institute).
La storia della medicina tibetana risale a oltre 2.500 anni fa, prima dell’avvento del buddismo in Tibet quando, collegata al sistema filosofico Bon allora in auge, si avvaleva di medicamenti a base di erbe e minerali. Nel VII secolo, il re Songtsen Gampo introdusse in Tibet il primo sistema di scrittura per poter tradurre i vari testi nelle lingue sanscrito e pali del mondo buddista. Radunò alla sua corte medici indiani, nepalesi, cinesi, persiani al fine di comporre un nuovo trattato medico, L’Arma dell’Impavido, il primo testo di medicina tibetana.

Nel 1916, il XIII Dalai Lama e il lama medico Kenrab Norbu fondarono il secondo Istituto medico di Lhasa, il Men-Tse-Khang, tuttora operante a livello universitario, aperto anche ai laici.

Oggi il più attivo centro di medicina tibetana si trova proprio a Dharamsala, dove è stata organizzata, a partire dal 1961, la produzione di medicine e dove è stata istituita una scuola per la formazione di giovani medici. Attualmente vengono prodotti 200 differenti tipi di pillole della tradizionale medicina tibetana. Dello staff dell’Istituto fanno parte anche i due medici personali del Dalai Lama.

Visitiamo anche il Dipartimento di Astrologia e il Museo che raccoglie un’ampia documentazione sulla preparazione delle pillole e sui materiali da cui sono composte.

Nel pomeriggio si visita il Tibetan Handcraft Centre, che è stato istituito con lo scopo di creare opportunità di lavoro nella comunità tibetana, in particolare  promuovendo la tradizionale manifattura dei tappeti. Il Centro è sato istituito nel 1963 con il sostegno di Sua Santità il Dalai Lama e con il contributo del Governo Tibetano. I tappeti sono fatti completamente a mano senza l’impiego di alcun tipo di macchine.

In serata c’e’ l’incontro con Pema Yangchen, organizational secretary del Tibet Youth Congress. Gli argomenti di discussione non mancano … dal rinnovo del direttivo, che è ormai alle porte, alla conclusione a Delhi dello sciopero della fame.


sabato 18 agosto
MCLEOD GANJ (DHARAMSALA)

 


In matinata c’è un primo incontro per un the’ con Geshe Gedun Choephel, il monaco che è referente dell’Associazione dei  bambini sponsorizzati a Dharamsala.

Poi, in uno squarcio di sole, è possibile fare la kora intorno alla residenza del Dalai Lama. Il panorama è spettacolare, sia da un punto di vista degli scenari che si aprono tra le montagne, sia dal punto di vista della spiritualità che si vive tra le migliaia di  bandierine multicolori delle preghiere e le numerosissime pietre mani con il mantra Om Mani padme Hum inciso in forme e colori dalle molteplici sfaccettature.

In serata … a cena da Wangyal Lama dove la moglie Jampa Choeden e la piccola Tenzin Choeden rendono l’atmosfera piacevolissima e familiare.


domenica 19 agosto
MCLEOD GANJ (DHARAMSALA)


Geshe Gedun Choephel, con la sua solita gentilezza ed efficienza organizza in mattinata l’incontro con tutti i bambini e, a conclusione, un gustoso pranzo al Namgyal Cafè.
Di pomeriggio mi soffermo a lungo al Namgyal Stupa, eretto al centro di McLeod Ganj in ricordo di tutti i Tibetani che hanno perso la loro vita combattendo per un Tibet libero … La statua di Buddha Sakyamuni, le ruote di preghiera e i tanti tibetani che circoambulano lo stupa, recitando mantra, danno – insieme – un senso di speranza e di struggente dolore.


lunedì 20 agosto
MCLEOD GANJ (DHARAMSALA)

 

Continua la visita ai bambini sponsorizzati. Ognuno di loro, come ieri, ha un pensiero, una lettera, un regalo e una kata per chi li sta aiutando. All’inizio sembrava strano che persone in condizione di grande bisogno restituissero, seppure simbolicamente, così tanto. Poi è diventata sempre più chiara non solo l’esigenza di esprimere la gratitudine e di sentirsi “contrattuali” ma anche quella, così caratteristica della loro cultura, di poter condividere.

Da questi incontri si esce sempre arricchiti e, almeno per un po’, appare insulso il nostro affannarsi per raggiungere sempre qualcosa di piu’ lontano …


martedì 21 agosto
MCLEOD GANJ (DHARAMSALA)


Visita al Norbulinka, la ricostruita residenza estiva del Dalai Lama, con un grande Tempio buddista e con un’annessa scuola di pittura e dell’artigianato Tibetano. Il luogo è particolarmente denso di fascino, anche se il confronto con la residenza di Lhasa stride un po’. Soprattutto in quella parte riservata alla vendita degli oggetti prodotti, i cui prezzi sono, tra l’altro,  piuttosto inaccessibili …

 

I quattro laboratori però sono molto interessanti e operativi. Il primo è quello in cui giovani artisi, monaci e civili, dipingono, con perizia davvero straordinaria, bellissime tangka. Nel secondo vengono preparate tangka con intarsi di stoffe. Il terzo è dedicato al ricamo. E il quarto all’intaglio di oggeti di legno.

Il Tempio contiene dipinti pregevoli e belle statue del pantheon buddista. Mentre nel Museo, molto ben curato, sono raccolte decine di scene di vita tibetana, rappresentate da bambole nei costumi tradizionali, precise fin nei minimi dettagli.

La cena è a casa di Karma Choephel. Una serata piacevolissima e molto informale dove alla particolare bontà del cibo siunisce la simpatia e calda affettività della famiglia di Karma.

 


mercoledì 22 agosto
McLEOD GANJ (DHARAMSALA)

 

visita al Tibetan Institute of Performing Arts (TIPA) che opera per mantenere in vita le tradizioni teatrali, musicali e le danze dl popolo tibetano.

Visita al Nechung Monastery. Questo Monastero si trova vicino alla Library in Ganchen Kysihong ed è la sede dell’oracolo di stato, divinità protettrice dle Tibet. Il medium fisico si chiama Nechung Kuten e quando entra in trance, la divinità protettrice Dorjee Drakten si impossessa del suo corpo ed esprime i propri suggerimenti e predizioni. La sua figura è particolarmente associata con il Dalai Lama e gioca un ruolo importante nella ricerca dela reincarnazione per ciascuno dei Dalai Lama. Il Monastero originario si trovava a Lhasa e, nel 1959, aveva 115 monaci. Fu distrutto durante la rivoluzione culturale e solo 6 monaci fuggirono in India per continuare le complesse tradizioni dell’oracolo di Nechung. Oggi, in questa sede del Monastero di Dharamsala studiano circa 70 monaci.

Visita al Gadong Monastery. Questo Monastero si trova in Ganchen Kysihong. E’ la sede del secondo oracolo di stato, noto appunto come Gadong. Attualmente nel Monastero vivono circa 15 monaci. La sala di preghiera è piccola ma molto curata e con immagini suggestive del pantheon buddista. Vi sono, inoltre, delle bellissime torma di burro multicolori, di fattura molto dettagliata e davvero particolare.


giovedì 23 agosto
MCLEOD GANJ (DHARAMSALA)

C’e un cambiamento nel programma … Il tempo non accenna a migliorare e le piogge monsoniche continuano implacabili. Il Sikkim e l’Arunachal Pradesh restano, dunque, una meta impossibile da raggiungere, visto che le strade sono molto malridotte e particolarmente pericolose. Domani, comunque, la partenza per Delhi è confermata. E, se sarà possibile verrà anticipato anche il rientro in Italia.


venerdì 24 agosto
MCLEOD GANJ (DHARAMSALA)


Partenza di mattina per Chakki Bank, da cui parte, in serata il treno per Delhi.


sabato 25 agosto
DELHI
La giornata trascorre tra le estenuanti trattative agli Uffici dell’Alitalia per ottenere l’anticipo del volo e una pausa serena ed emozionante al Gandhi Smriti and Darshan Samiti (Birla House, 5 Tees January Marg).Il clima che si respira in questo luogo – costruito nel 1984 con lo scopo di far conoscere la vita, la missione e il pensiero del Mahatma Gandi – è di grande pace.In schiacciante contrasto con l’atmosfera ottusa e pasticciona dell’aeroporto. Dove non sembra ci sia un senso a concatenare gli eventi. Dove la burocrazia, a tratti demenziale, si alterna con scene di vita frenetica e sonnolenta. E dove l’ultimo saluto dell’India che sto per lasciare sono i contrasti sempre stridenti e sempre eccessivi: esseri umani troppo ricchi e tropo poveri; gelo polare degli uffici e caldo asfissiante del monsone; maschere sorridenti di circostanza sui visi annoiati del personale e forze dell’ordine che sfogano sul piccolo ladruncolo locale una violenza esorbitante e fuori controllo.

Parto. Alle 2 di domenica mattina. Con 77 chili di bagaglio. Che, nonostante un’estenuante trattativa per ottenere una riduzione, mi costeranno una bella cifra. Magari il prossimo anno riuscirò a frenare l’entusiasmo di chi vuole mostrare, per gli aiuti ricevuti, la propria gratitudine e riconoscenza.

 


domenica 26 agosto
ROMA

Durante il viaggio penso al Sikkim, all’Arunachal Pradesh e alle persone che avrei dovuto e voluto incontrare. A Tsering ormai militare. A tutte le cose che cambiano all’improvviso e che non restano in linea con i desideri.

Arrivo a Fiumicino alle 11.30. Mi manca l’India. Così come mi mancava l’Italia. Ho voglia, insieme, di restare e di tornare. Non vedo l’ora di essere – finalmente – a casa. Ma anche che arrivi gennaio, quando sarò – finalmente – di nuovo in questo paese così imprendibile e così straordinario.