Il parlamento EU e l’Accademia Larung Gar in Tibet

Il parlamento EU e l’Accademia Larung Gar in Tibet

La risoluzione del parlamento europeo sui casi dell’Accademia buddista tibetana Larung Gar

Il parlamento EU e il Tibet sono alla base della risoluzione approvata dall’organo dell’Unione Europea il 15 dicembre con numero 2016/3026. Questo documento tratta del difficile rapporto fra la Cina e il popolo Tibetano e in particolare del caso legato alla demolizione dell’Accademia buddista tibetana Larung Gar. La risoluzione si apre con i dovuti rifermenti sia a quanto prodotto negli anni sia dal rapporto fra l’Unione Europea e le parti in causa, cioè la Cina stessa e il Governo Tibetano in Esilio, che di tutte le fonti e le discipline che riguardano gli attori in causa e le loro relazioni dirette. Si tratta di fondamenti tratti sin dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 per proseguire coi continui contatti e accordi diplomatici internazionali che riguardano le parti di queste vicende e che evidenziano in particolare la funzione mediatrice e propositiva dell’Unione Europea.

Le considerazioni che il parlamento Europeo ne trae hanno una forte rilevanza nel suo relazionarsi con la Cina, in quanto la UE è decisamente orientata al rispetto di quanto prevede la Comunità Internazionale sia dal punto di vista del diritto pattizio che consuetudinario. Sotto questa prospettiva, il Parlamento EU e il Tibet, in quanto oggetto della risoluzione, sono un terreno sul quale la difficile questione del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali da parte della Cina nei confronti dei Tibetani viene fermamente posta in risalto.

Nel documento viene inoltre sottolineato che l’Accademia di Larung Gar, fondata nel 1980, e attualmente ancora il più grande centro buddista tibetano al mondo, è oggetto di demolizioni che comportano il dimezzamento delle dimensioni della struttura con il conseguente sfratto di 4600 residenti e la distruzione di 1500 abitazioni per fini definiti “correttivi e di rettifica”.

I monaci e le monache saranno costretti a un “programma rieducativo” e queste azioni hanno già portato al suicidio di tre monache per protesta.

L’Unione Europea, tramite il suo Parlamento, chiede alla Cina di fermare le demolizioni di Larung Gar, di far rispettare la libertà religiosa in Tibet, di provvedere a una maggiore attenzione nei riguardi delle esigenze dei tibetani e di risarcire quanti abbiano subito dei danni dalle politiche intraprese finora.

Condanna le azioni di ritorsione e di detenzione nei confronti di coloro che si oppongo a queste ultime e invoca un maggior rispetto per tutte le minoranze sottoposte all’autorità cinese.

Chiede, inoltre, la possibilità di far operare tutte quelle ONG che possano far valere con la loro presenza nel territorio le legittime esigenze del popolo tibetano e la riapertura di quei negoziati, fermi ormai al 2010, con i rappresentanti del Governo Tibetano in Esilio.

Chiede, infine, la prosecuzione, che ora risulta sospesa, del dialogo UE- Cina in tema di diritti umani, auspicando che possano riprendere nei primi giorni del 2017.

Qui puoi firmare la Petizione su change.org da consegnare a United Nations Human Rights Council.