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Il Partito Cinese e i nuovi obiettivi fino al centenario della rivoluzione

Partito Cinese

Il presidente del Partito Comunista Cinese indica i programmi ma nessun successore

Il Congresso del Partito Cinese ha visto il suo attuale presidente Xi Jinping ribadire la propria leadership alla guida del Paese con un discorso di tre ore in cui sono state esposte le linee e i programmi sulla base di obiettivi a breve, medio, e lungo periodo, cioè il 2020, ossia la vigilia dell’anniversario della fondazione del Partito Cinese, il 2035 e infine il 2049, anno che vedrà la Cina festeggiare i cento anni dalla Rivoluzione.

Il Presidente, forte dei grandi traguardi raggiunti in questi anni, soprattutto di sviluppo economico, invita la Nazione a proseguire nella crescita al fine di divenire una potenza mondiale di primo piano ed eliminare quegli ostacoli interni che possano incidere sul proseguimento di questo percorso.

Negli ultimi decenni la prassi del Partito Cinese è stata quella di trovare un nuovo leader ogni 10 anni, cioè dopo due mandati, tuttavia si può dedurre che Xi Jinping voglia proseguire al comando della rotta per molto tempo ancora. I risultati che hanno favorito la sua posizione e la legittimazione ottenuta grazie all’inserimento nella Costituzione Cinese del Pensiero di Xi – i 14 punti programmatici del presidente che racchiudono una visione per il futuro della Cina ai quali attenersi e che furono concessi a Mao – lo rendono quanto mai forte e stabile alla guida della Cina. Questa prospettiva si è rafforzata nel momento della designazione dei nuovi membri del Politburo, alla fine del Congresso, che rappresentano l’ossatura principale dell’attività governativa dell’organo più esecutivo dell’amministrazione cinese. I profili scelti dal Partito Cinese, in una dinamica poco democratica, presentano caratteristiche non idonee a un prossimo passaggio di testimone per la presidenza.

Sul campo della politica estera non vi è stata alcuna menzione della Corea e di Trump ma solo un riferimento a Taiwan di cui si auspica un ritorno verso la madrepatria.

Il dissenso interno viene fatto tacere sistematicamente sia tramite il controllo dell’informazione che con la cattura di esponenti alternativi al Partito Cinese le cui sorti sono ignote e non trapelano pubblicamente salvo in casi eclatanti, come quello di Liu Xiaobo, Premio Nobel per la Pace.

Nessuna menzione alla Questione del Tibet e alla speranza del Popolo Tibetano di riacquisire quell’indipendenza di cui sente il diritto e sulla quale AREF International prosegue la sua attività di sensibilizzazione in Italia e nel Mondo per non far abbassare il livello di interesse, sempre a rischio di appassimento e noncuranza per via di interessi politici ed economici che non lasciano spazio ad identità culturali e nazionali.

Fonti: www.corriere.it – www.ilpost.it