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ITALIA: PORTE “APERTE” AI TIBETANI (03/08/2017)

Si è conclusa positivamente la questione del Visto negato ai Tibetani in possesso dell’Identity Card

Nella seduta di Commissione del 02 Agosto 2017 il sottosegretario Della Vedova, risponde all’interrogazione n. 3-03905 del Senatore Palermo e da altri sulla mancata concessione di visti di ingresso in Italia ai tibetani rifugiati in India.  Sottolinea in primo luogo che non vi sono stati cambiamenti sul piano normativo, da oltre dieci anni,  nella posizione relativa ai visti in favore di tibetani muniti di “Identity certificate” rilasciato dalle autorità  indiane. Al pari delle analoghe situazioni, in cui il diretto interessato non sia titolare di un documento di viaggio validamente riconosciuto dall’Italia, l’unica possibilità per concedere l’ingresso nel nostro Paese alle persone titolari del predetto certificato è il rilascio di un visto a validità territoriale limitata, ossia valido solo per l’Italia, apposto su un apposito lasciapassare. I casi di mancato rilascio di visti verificatisi recentemente sono stati dovuti alla carenza di documentazione presentata a corredo della domanda e non rispondono a modifiche nell’interpretazione della norma. Le domande di visto d’ingresso a favore di tibetani su invito motivato di università, istituti di ricerca, centri culturali e religiosi, continueranno ad essere valutate con la dovuta flessibilità e il necessario pragmatismo alla luce della normativa in vigore, attraverso una adeguata considerazione dei motivi che giustifichino l’emissione di visti a territorialità limitata. E’ in particolare  opportuno che, per facilitare il rilascio del visto, i richiedenti siano muniti di un permesso di reingresso in India sin dal momento della richiesta del visto. L’avviso citato nell’interrogazione, comparso  sul sito della società incaricata della gestione degli appuntamenti allo sportello e del primo esame della completezza della documentazione, relativo alla non accettazione delle domande di visto da parte di titolari di “Identity Certificate“, è stato rimosso in quanto non corretto. Il senatore Palermo (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE), dichiarandosi soddisfatto della risposta del Governo, esprime apprezzamento per il fatto che non vi siano stati mutamenti nell’interpretazione di tali norme. Si dichiara fiducioso che, anche grazie a questo tempestivo intervento chiarificatore del Governo, non si verifichino più i dinieghi di visti lamentati negli ultimi mesi. Il presidente Casini dichiara concluso lo svolgimento dell’interrogazione all’ordine del giorno.

Questi gli antefatti:

L’Italia da moltissimi anni tiene un rapporto privilegiato con il mondo della diaspora Tibetana in India. Innumerevoli e costanti sono le visite del Dalai Lama, Nobel per la Pace nel 1989, nel nostro paese, dove ha ricevuto la cittadinanza onoraria da parte di oltre 20 città importanti (Roma, Milano, Palermo, Padova, Torino, Firenze, Rimini, Venezia etc.) lauree ad honorem da prestigiose università e riconoscimenti vari per la sua instancabile opera di diffusione della cultura della non violenza e del metodo del dialogo per la risoluzione dei conflitti. Tra i paesi occidentali l’Italia si distingue anche per un costante supporto umanitario alla comunità tibetana in esilio in India e ogni anno, da decenni, arrivano nel nostro paese monaci e monache dei monasteri tibetani, ricostruiti negli insediamenti dell’India, per svolgere attività di divulgazione della loro cultura e della loro spiritualità. I tibetani viaggiano con un documento rilasciato dal Governo Indiano (Identity Certificate ) che è riconosciuto come valido dalla maggioranza dei paesi dell’area Schengen, Canada, USA, Australia e molti altri paesi dell’ASIA, e che fino a poche settimane fa veniva accettato senza problemi dal nostro paese per il rilascio dei visti temporanei ai rifugiati tibetani con una prassi che col tempo diviene anche legalmente un diritto in qualche modo acquisito. Improvvisamente e senza motivazioni contingenti, l’Italia aveva deciso di non riconoscere più questo “travel document” (con cui viaggia in tutto il mondo o stesso Dalai Lama) per ragioni “tecnologiche”, visto che in mancanza di dati “biometrici” sul documento suddetto lo stesso non poteva essere considerato valido, con riserva di valutare la concessione del visto di volta in volta e “in casi eccezionali”.

A ciò è seguita una mobilitazione su larga scala che ha visto coinvolte moltissime Associazioni e che ha avuto ampia diffusione su social e Media. Queste le associazioni firmatarie del Comunicato Stampa del 27 Luglio 2017 predisposto da COMUNITA’ TIBETANA IN ITALIA, ASSOCIAZIONE DONNE TIBETANE IN ITALIA, ASSOCIAZIONE ITALIA TIBET, UNIONE BUDDHISTA ITALIANA: International Campaign for Tibet – Washington DC – Matteo Mecacci; ADHI Associazione di Promozione Sociale- Rimini; A.Me.Co Roma; ANNO DEL DALAI LAMA Milano; AREF INTERNATIONAL ONLUS Roma; ASSOCIAZIONE HOKUZENKO Torino; ASSOCIAZIONE KUSHI LING Arco; ASSOCIAZIONE ORAZIO DELLA PENNA Rimini; ASSOCIAZIONE SAN RIN Fossano; ASSOCIAZIONE SANGHA ONLUS Pomaia; ASSOCIAZIONE ZENANSHIN Roma; AZAIUTOALLO ZANGSKAR Brescia; BECHEN KARMATEGSUM TASHI LING Cancello Mizzolle; CENTRO BUDDHISTA MUNI GYANA Palermo; CENTRO DHARMAKARUNA Prato di Correggio; CENTRO GAJANG GIANG CHUB Paladina; CENTRO LAMATZONG KHAPAZero Branco; CENTRO MILAREPA Torino; CENTRO SAKYA Trieste; CENTRO STUDI CENRESIG Bologna; CENTRO STUDI KALACHAKRA Bordighera; CENTRO STUDI TIBETANI MANDALADEUALING Merano; CENTRO STUDITIBETANITENZIN CIO LING Sondrio; CENTRO TARABIANCA Genova; CENTRO TARACITTAMANI Padova; CENTRO TERRA di UNIFICAZIONE EWAM Firenze; CENTRO VAJRAPANI Bosentino; COMUNITA’ BODHIDHARMA Lerici; ENSOJI ILCERCHIO Milano; FEDERAZIONE RIME’ITALIA Recale; FONDAZIONE MAITREYA Roma; FPMT Pomaia; GIAMSE’JHIEN PEN ONLUS Roma; ISTITUTO GHE PELLING Milano; ISTITUTO JANGTSE THOESAM Taranto; ISTITUTO LAMATZONG KAPA Pomaia; ISTITUTO SAMANTABHADRA Roma; KARMACIO LING Brescia; KARMADECHENYANGTSE Bordo; KARMATEGSUM CIO LING Brescia; L’EREDITA’ DEL TIBET Milano; LA CASA DEL TIBET Roma; LAOGAI RESEARCH FOUNDATION Roma; MANDALA CENTRO STUDI TIBETANI Milano; MONASTERO SANTA CITTA RAMA Frasso Sabino; PADIGLIONE TIBET Milano; TEMPIO BUDDHISTA ZENSHINJI Orvieto Scalo; TIBET HOUSE FOUNDATION Brescia; TSO PEMANON-PROFIT Roma
Una nota congiunta degli Enti italiani sostenitori del Tibet e l’interrogazione parlamentare

Il Ministero degli Esteri conferma, in risposta alle domande degli enti e dei diretti interessati, che il motivo per cui tale documento non può più essere utilizzato dai Tibetani residenti in India è ufficialmente legato all’assenza su di esso di dati biometrici. L’alternativa al consueto visto, finora rilasciato senza problemi, consiste nella richiesta di un lasciapassare ottenibile previa verifica di requisiti umanitari riconosciuti.

Va ribaditp che finora il flusso temporaneo di visite dall’India da parte di Tibetani residenti in India e rifugiati dal 1959 in aree a loro concesse dal Governo Indiano, conta fra le 100 e le 200 presenze annuali. Un dato quindi non trascendentale, considerando che si tratta per lo più di monaci in viaggio per funzioni dal carattere spirituale e culturale. Sono molto pochi i Tibetani in visita a parenti che usufruiscono di permessi di lavoro temporanei o definitivi in Italia. Anche Sua Santità il Dalai Lama viaggia abitualmente in tutto il mondo con lo stesso documento indiano riservato ai profughi Tibetani, l’Identity Certificate, ed ha avuto modo di apprezzare moltissime volte l’accoglienza di tantissime città e località italiane senza alcun disagio o impedimento.

Nella nota congiunta di cui sopra, sottoscritta anche da AREF International, sulla base della sotto citata interrogazione parlamentare, i firmatari chiedono al Governo Italiano di ripristinare la prassi finora mantenuta nei confronti dei Tibetani, così come avviene per gli altri Paesi da sempre favorevoli all’ingresso nel loro territorio dei rifugiati del Tibet. Allo stesso tempo il Governo Indiano potrà procedere al rinnovo dell’Identity Certificate, al fine di aggiornarlo con le ultime normative internazionali.

Interrogazione parlamentare
al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).

– Atto n. 4-07840 – Pubblicato il 18 luglio 2017, nella seduta n. 861

Questa l’interrogazione parlamentare a firma: Palermo,  Laniece, Puppato, Orellana, Susta, Fravezzi, Zeller, Lo Giudice, Dalla Zuanna, Angioni, Pagliari, Malan, Petraglia, Morra, Bencini, Manconi, Ferrara

PREMESSO che a quanto risulta agli interroganti:
sinora i tibetani residenti in India, privi di cittadinanza per impossibilità di acquisire la cittadinanza indiana, sono stati dotati dall’Unione indiana di un documento speciale, l’identity certificate, che permette loro di ricevere un visto di ingresso in gran parte dei Paesi europei, americani e asiatici;
finora la Repubblica italiana è sempre stata tra i Paesi, che hanno coraggiosamente rifiutato ogni imposizione, e, nonostante le numerose minacce di rottura dei rapporti diplomatici da parte della Repubblica Popolare Cinese, ha concesso ingressi e visite al Dalai Lama e alla comunità di esuli dal Tibet che vive in India;

CONSIDERATO che:
da qualche tempo l’Ambasciata e i Consolati italiani in India, non possono più rilasciare visti d’ingresso in Italia ai tibetani residenti in India che non abbiano un regolare passaporto indiano, ma solo un identity certificate per tibetani;
la notizia che non verranno più accettate richieste di visti per richiedenti tibetani in possesso dell’identity certificate, pubblicata sul sito web del Consolato generale d’Italia a Mumbai è recente e datata 18 maggio 2017;
secondo le informazioni del Centro visti della Direzione generale per gli Italiani all’estero e le politiche migratorie del Ministero in indirizzo, l’unico modo per concedere l’ingresso in Italia a chi non sia titolare di un documento valido è il rilascio di un visto a validità territoriale limitata che consente l’ingresso solo in Italia e che viene apposto su un apposito lasciapassare;
si tratta di una misura eccezionale che l’Ambasciata italiana in India deve valutare caso per caso a seguito di una verifica sulla sussistenza di motivi umanitari o di interesse nazionale, ovvero in presenza di obblighi internazionali (art. 25.1 del Regolamento (CE) n. 810/2009, Codice europeo dei visti);
considerato altresì che con questa decisione in termini pratici l’Italia sbarra le porte a un piccolo e pacifico gruppo di persone dall’importante ruolo simbolico, che da decenni viene in Italia su invito di università, istituti di ricerca, centri culturali, religiosi e fondazioni,

SI CHIEDE di sapere:
quali siano le ragioni che hanno indotto il cambiamento di atteggiamento da parte dell’Ambasciata e dei Consolati italiani in India nei confronti dei tibetani rifugiati in India e in particolare del rifiuto di concedere il visto di ingresso in Italia ai tibetani rifugiati in India e muniti di un identity certificate;
se vi siano stati recenti sviluppi relativi ai rapporti diplomatici che abbiano indotto alla cessazione del riconoscimento dell’identity certificate per tibetani rifugiati in India e quali essi siano;
se le restrizioni siano irrevocabili o se la cessazione del riconoscimento dell’identity certificate per tibetani sia temporanea e in tal caso quale ne sia la durata e a quali condizioni sia subordinata;
se e quali passi il Governo italiano e in particolare il Ministero in indirizzo intenda compiere per risolvere il problema illustrato.

COMUNICATO STAMPA PER PER PRESA ATTO
DI CONFERMA DIRITTO AI RIFUGIATI TIBETANI DI VIAGGIARE IN ITALIAschermata-2017-08-09-alle-19-27-10

COMUNICATO STAMPA

Italia: porte chiuse ai Tibetani Italia: porte chiuse ai Tibetani

Italia: porte chiuse ai Tibetani

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