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Preghiere

La spiritualità e un forte senso del divino pervadono l’intera vita del popolo TIbetano. Come testimoniano i tanti simboli e oggetti che pervadono tutti i momenti del quotidiano. Tra questi: il Rosario a 108 grani (Mala), le bandiere delle Preghiere (Dzog Chen), le Ruote delle Preghiere (Chokhor),  e le Pietre Mani.

Il Rosario di preghiera – Mala

La ripetizione è una pratica  che consiste nella ripetizione continua di mantra, di solito in cicli di multipli di tre, il più popolare dei quali è il 108. A questo scopo viene utilizzata la Mala, un rosario composto, appunto, da 108 grani e da un grano principale chiamato “meru”. II devoti scorrono la Mala utilizzando il pollice ed il medio della mano destra e recitando, per ogni grano, il mantra scelto. Una volta raggiunte le 108 ripetizioni, se si desidera continuare con un altro ciclo di japa, si deve tornare indietro senza attraversare la perla “meru” e ripetere.

 


Bandiere delle preghiere – Dzog Chen
Le lunghe file di bandierine degli Elementi sono preghiere che vento, sole e pioggia leggono fino a scolorirne la tela, diffondendone i meriti.  Sin dall’XI° secolo in Tibet, esse vengono esposte davanti a templi, nei luoghi sacri, agli incroci, sui ponti, sui tetti, sulle sommità delle montagne. Quando il bordo comincia e sgretolarsi, secondo la tradizione, tutte le preghiere riportate al loro interno cominciano a realizzarsi. Al centro di ogni bandiera è disegnato il Cavallo del Vento, dal quale deriva il nome in tibetano LUNG-THA e che simboleggia la direzione e la velocità con la quale i desideri vengono trasmessi.  Il cavallo trasporta sul dorso tre gioielli che rappresentano il Buddha, il Dharma (l’insegnamento buddhista) e il Sanga (la grande comunità buddhista).
Le bandiere di preghiera sono stampate su tessuto di cinque colori, che rappresentano i cinque elementi fondamentali, o le cinque dimensioni del Buddha: il Giallo (la Terra), il Verde, (l’Aria), il Rosso, (il Fuoco), il Bianco, (l’Acqua), il Blu (il Cielo). I colori vengono posizionati – da sinistra a destra o dal basso  verso l’alto –  secondo la equenza: Giallo, Verde, Rosso, Bianco e Blu.  Il Blu dovrebbe essere sempre l’ultimo colore in alto, perché rappresenta il Cielo, mentre il Giallo il primo in basso, proprio perché rappresenta la Terra. I colori rappresentano anche le cinque direzioni, le cinque saggezze, i cinque Buddha meditativi e i cinque attributi mentali. Ai quattro angoli di ogni bandiera, vi sono le immagini di Garuda, del Drago, della Tigre e del Leone delle nevi: quattro animali sacri che simboleggiano saggezza, forza, intelligenza e coraggio. Attorno al cavallo, sono scritti mantra potenti e rituali dedicati alle diverse divinità. In essi si evoca ancora la saggezza, l’amore, la compassione e la forza. Essi proteggono dai pericoli e dalle energie negative. Aiutano a superare gli ostacoli, aumentare la prosperità, allungare la vita, promuovere la pace e l’armonia fra tutti gli esseri viventi.
Nella parte superiore sono invece stampati antichi Mantra tradotti in tibetano dal sanscrito alcuni simboli buddhisti e diversi Sutra. Ad esempio: Ognuno/a nato/a sotto i 12 segni delle stelle del cielo ed ognuno/a che si trova in rapporto con loro, con loro affine od unito/a, possa avere una lunga vita. Possa ognuno avere una salutare evoluzione sia nello sviluppo spirituale come pure nella vita materiale. Possano tutti avere un’esistenza dignitosa, trascorsa tra felici circostanze e vivere una vita in armonia nella quale i desideri si avverino. Oppure: Om! Proteggici Buddha, Grande, Virtuoso, Santo! Om! E tu Manjusri, dio della suprema saggezza, la cui parola è onnipotente! Om! E tu Avalokitesvara, dio della misericordia, guardiano del Loto e del Gioiello! E tu Vajrapani onnipotente dio e signore della folgore! E tu dea della longevità, concedici vita senza fine! Concedici la vittoria! Concedici il nettare dell’immortalità! E tu dea delle opere sante, liberatrice del male, proteggici! Come la Luna nuova va salendo in cielo, così tu Lung-Ta, Cavallo del Vento e del buon auspicio, porta in alto, di vetta in vetta, le fortune di tutto un popolo, il suo destino, i suoi beni, i suoi figli!
Poiché contengono testi e simboli sacri, le bandiere di preghiera devono essere trattate con rispetto. Debbono consunarsi nel vento (o  venire bruciate, affinché il fumo possa trasportare la loro benedizione in cielo), a simboleggiare l’impermanenza della vita stessa, che si chiude e e si riapre in un ciclo continuo.  Il periodo più propizio per appendere le bandiere di preghiera al vento è in corrispondenza del Losar, il capodanno tibetano, oppure in giorni di luna piena.

 

 


Ruota delle preghiere – Chokhor (ruote della legge)

Le Ruote di Preghiera costituiscono uno strumento buddista per la crescita spirituale e la guarigione, che porta sempre incisa l’iscrizione del mantra “OM MANI PADME HUM”. Sono di legno  dipinte o ricoperte di metallo e contengono all’interno fogli attorcigliati su cui sono iscritti, migliaia di volte, i mantra. Quando la ruota gira, la preghiera che porta al suo interno si diffonde nell’aria e il vento la trasporta in tutto il mondo verso le dieci direzioni. Attorno ai luoghi sacri e agli ingressi dei paesi sono collocate file di ruote più grandi, poste su supporti di legno a beneficio dei pellegrini e dei viandanti. Esse sono costruite per ricevere influssi positivi dall’acqua che scorre, dalla luce delle fiamme e dal soffio del vento che le muovono, e per poter poi trasmettere questo karma positivo a chiunque le faccia ruotare. Ad ogni rotazione del mulinetto corrisponde una recitazione del mantra, per cui questa pratica religiosa permette di accumulare meriti e generare un buon Karma per la vita successiva. Le ruote di tipo portatile sono anche dette mulini della preghiera e sono delle ruote cilindriche, sorrette da un manico di legno per impugnarle e con un coperchio removibile che contiene una lunga striscia di carta arrotolata su se stessa, recante un mantra ripetuto migliaia di volte. Le persone fanno girare la ruota di giorno e di notte, mentre conversano o riposano, in pratica ogni volta che hanno le mani libere, mormorando il mantra.

 

 


Pietre Mani

Agli incroci delle strade, sulle montagne e sparsi dappertutto sugli altipiani del Tibet, si trovano cumuli di pietre con l’iscrizione del mantra a sei sillabe del Buddhismo tibetano: Om Mani Padme Hum (Acclamate il Gioiello del Loto) e raffigurazioni Buddhiste. I tibetani chiamano queste pietre “Mani”. Le figure incise sulle pietre in bassorilievo, sono varie. Vi sono immagini del Buddha Sakyamuni, Avalokitesvara dalle Undici Facce con mille occhi e mille braccia, Sgrlo-ma, Yamantaka, i Re  e i Guardiani Celesti. Inoltre vi sono molte immagini di famosi personaggi della storia del Buddhismo tibetano, come Lama Tsongkhapa e Guru Padmasambhava. Oltre a immagini di draghi, pesci, del sole, della luna, figure umane con teste di uccelli o di altri animali.  Passando vicino a queste pile di “Mani”, è consuetudine  gettare un ciottolo sulla pila e pregare, gesto che equivale alla ripetizione del mantra a sei sillabe. Così, anno dopo anno, le pile di pietre diventano sempre piu’ alte e piu’ grandi, tanto da diventare colline o formare muri (i Muri Mani).