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Rimesse cinesi in Italia. Miliardi di euro riciclati

Le autorità italiane hanno scoperto negli anni un flusso incontrollato di rimesse dei cinesi in Italia fuori controllo ed effettuate con metodi illegali.

Le rimesse cinesi in Italia

Una serie di indagini partite più di sette anni fa hanno portato alla luce il fenomeno delle rimesse occulte da parte di cittadini cinesi in Italia verso la loro madrepatria. L’operazione Cian Liu (Fiume di Denaro) è giunta nell’aula di un tribunale di Firenze e rischia di trasformarsi in un maxi processo con probabile prescrizione per alcuni reati come l’evasione fiscale di alcune annualità. Gli altri reati al vaglio degli inquirenti sono riciclaggio attraverso contraffazione, frode, favoreggiamento della prostituzione e sfruttamento della manodopera clandestina. Tutto ciò è venuto alla luce grazie alla scoperta di agenzie di money trasfer appositamente create e compiacenti con i cinesi in Italia.

Il denaro veniva portato in queste agenzie in contanti e in grosse cifre e rappresentava il nero delle aziende cinesi in Italia. In seguito venivano effettuate operazioni di rimesse dei cinesi in Italia nella loro patria, di piccolo taglio, entro i limiti previsti dalla legge, utilizzando nominativi di intestatari compiacenti, ignari o del tutto inesistenti. Da queste prime rivelazioni le indagini si sono ampliate negli anni fino a portare alla luce rimesse dei cinesi in Italia, del valore di miliardi di euro da parte di imprenditori cinesi in tutta la Penisola, comportando arresti, denunce, sequestri e indagati di spicco fra cui anche alcuni vertici della Bank of China di Milano. La banca di Stato cinese si difende asserendo di aver mantenuto nella legalità ogni operazione in questione lasciando tutto sotto la più totale trasparenza.

Nel 2015 le rimesse cinesi dall’Italia hanno raggiunto la cifra di 5,3 miliardi di euro per poi evidenziare un notevole calo negli anni successivi costituendo un dato del tutto anomalo anche a detta delle autorità italiane interessate. Si teme un cambio di strategia per il trasferimento del denaro in Cina in maniera occulta grazie al supporto di una rete di istituti europei che facilitano attualmente tali operazioni prima effettuate in maniera occulta tramite i money transfer affiliati.

Recente operazione anti riciclaggio a Catania

Un ultimo episodio contestato sulle rimesse cinesi in Italia è frutto di un’operazione chiamata “Chine Money” ad opera delle Fiamme Gialle di Catania. Una coppia di coniugi cinesi residenti in Italia, titolare di diverse agenzie di money transfer, è stata denunciata per riciclaggio mediante la stessa tecnica di “smurfing”, ovvero l’aggiramento dei controlli fiscali tramite l’invio di tante ma piccole quantità di denaro, entro i limiti consentiti, di grandi capitali verso la Cina. L’attività consisteva nel riciclare il denaro per conto terzi in cambio di una percentuale del 2,7% su ogni transazione, cifra complessiva che si attesta sui 5,8 milioni di euro di proventi, attualmente sequestrati. Il giro di affari finora al vaglio degli inquirenti è pari ad una somma di circa 212 milioni di euro di rimesse occulte operate da cittadini cinesi in Italia. Le persone indagate da questa inchiesta sono in tutto sessanta, 27 delle quali accusate di associazione a delinquere a carattere transnazionale finalizzata al riciclaggio, alle violazioni agli obblighi anti riciclaggio e per esercizio di attività abusiva di agenzia in attività finanziaria. Le restanti 33 sono indagate per evasione fiscale.

Le indagini hanno portato alla luce ben 7 attività di money transfer a Catania, con il relativo sequestro di dati e apparecchiature informatiche, in cui le transazioni venivano intestate a persone fittizie o di comodo, con alterazione di documenti di riconoscimento e dei codici fiscali. Fra i clienti identificati delle agenzie in questione ci sono molti imputati per altri reati come contrabbando, ricettazione o contraffazione.

Fonti: www.ilsole24ore.com – www.lasicilia.it – www.ilsole24ore.com