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Amnesty International: “Hong Kong soffre di una crisi di legittimità”

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Amnesty International Hong Kong ha fatto il punto della situazione in merito alla città asiatica, a seguito delle numerose proteste contro la legge sull’estradizione. E lo ha realizzato in un’intervista rilasciata a Cinaoggi.it, nella quale Mankei Tam, direttore di Amnesty International Hong Kong, ha posto le basi per ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane al governo locale.

Amnesty International: “Si cerca un responsabile”

La sospensione della normativa sull’estradizione ha lasciato sorrisi amari sul viso dei contestatori. Perché, sì, le manifestazioni pacifiche hanno portato a uno stato di fermo del disegno di legge, ma non è ancora detta l’ultima parola. I violenti scontri, poi, andati in scena tra cittadini e forze dell’ordine hanno sottolineato una tenuta sociale abbastanza fragile. Una gestione insicura emersa anche nella partizione pubblica dell’iniziativa politica. Di fatto, la mancata norma porta la firma della governatrice Carrie Lam, ma ampio appoggio è arrivato da parte di alcune autorità cinesi, tra cui il ministro degli esteri. “Si sono espressi chiaramente per sostenerla, erano dappertutto”, spiega Mankei Tam.

In questo contesto, le prime voci a circolare invocherebbero le dimissioni del numero uno di Hong Kong. “Certamente è una delle richieste principali dei manifestanti perché, durante l’intero processo, ha messo se stessa e l’intero governo in una crisi di legittimità. Ed ha creato allo stesso tempo una crisi morale per la sua leadership. Una delle richieste è trovare il responsabile di quanto accaduto”.

Quale sarà la prossima mossa?

Nonostante la pausa di governo in merito alla legge sull’estradizione, la ‘battaglia sociale’ di Hong Kong sembra ancora lontana dalla sua fine. “L’intera situazione è ancora in via di sviluppo”, racconta Mankei Tam. “Pertanto non è semplice prevedere cosa farà effettivamente il governo”. Intanto, conoscendo la storia politica della città, si pensa alla difesa dei diritti umani dei contestatori. “Una delle richieste è di tutelare e difendere i manifestanti stessi”.

Inoltre, nel fare un’analisi politica, secondo il direttore di Amnesty International Hong Kong, il governo di Carrie Lam esce sconfitto da questa vicenda. “Penso che nel breve tempo debbano cercare di rispondere alle esigenze molto chiare e precise della gente, come l’abbandono della legge e la smentita della dichiarazione che ha definito le proteste come rivolte”.

I media cinesi e la diffusione dell’informazione

Ovviamente, la Cina continentale ha seguito passo dopo passo l’evolversi della situazione a Hong Kong. Tuttavia, non è ancora noto se le informazioni diffuse in merito alla vicenda siano state distorte – come capitato per altre occasioni – oppure no. Comunque, secondo l’intervistato, alla manifestazione hanno preso parte numerosi civili cinesi, “e alcuni di loro indossavano le maschere per non farsi riconoscere”.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante