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Boicottaggio Pechino 2022: UE, USA e UK fanno sul serio (così sembra)

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Finalmente il boicottaggio delle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 sta diventando un argomento mainstream anche tra le istituzioni governative. Dopo il silenzio del Comitato Olimpico Internazionale sulla questione dei diritti umani in Cina, adesso è arrivato il momento di fare un breve check su come gli Stati stanno reagendo al tema.

Boicottaggio Pechino 2022: c’è mobilitazione “non vincolante”

Negli ultimi mesi diversi paesi del mondo hanno diffuso il proprio sostegno alla causa, sebbene ci sono dei chiarimenti da fare. Al momento non si hanno notizie di prese di posizioni nette da parte di una delle nazioni partecipanti ai Giochi di Pechino 2022. Le uniche mosse registrate riguardano atti di mobilitazioni verbali, il più delle volte “non vincolanti” per i governi, che hanno la funzione di aprire il dibattito sul boicottaggio di Pechino 2022. Vediamo alcuni esempi.

USA, le parole di un senatore: “Commissione profondamente turbata”

Partiamo dagli Stati Uniti d’America, dove la speaker della Camera Nancy Pelosi ha fortemente richiesto un boicottaggio diplomatico di Pechino 2022: un compromesso che, finora, sembra essere l’idea più vociferata tra i corridoi internazionali, sebbene ancora nessuno abbia preso una posizione ferma e decisa. Chi invece vorrebbe una linea più netta è il senatore dell’Oregon Jeff Merkley, che ricopre anche il ruolo di presidente della Commissione esecutiva-congressuale bipartisan e bicamerale sulla Cina (CECC).

Verso la fine di luglio 2021, infatti, durante un’udienza per esaminare le sponsorizzazioni aziendali ai Giochi di Pechino 2022, Merkley ha sottolineato che “questa Commissione [la CECC, ndr] rimane profondamente turbata dal fatto che tra meno di 7 mesi è previsto l’inizio di altre Olimpiadi all’ombra di alcune delle violazioni dei diritti umani più eclatanti al mondo“. Inoltre ha aggiunto che “tenere le Olimpiadi invernali del 2022 in Cina e consentire al suo governo autoritario di raccogliere gli ampi premi per il suo prestigio e la propaganda di ospitare questo evento amato in tutto il mondo non sostiene lo spirito olimpico. È fondamentale che tutti noi, compresi i migliori sponsor americani dell’evento, ci assicuriamo che ciò non accada”.

Qualche giorno prima invece, secondo FondoItalia (che cita Reuters), lo stesso senatore, insieme al rappresentante democratico Jim McGovern, al senatore repubblicano Marco Rubio e al rappresentante repubblicano Chris Smith, avrebbe inviato una lettera al CIO spiegando che “non abbiamo visto prove che il CIO abbia preso provvedimenti per spingere il governo cinese a cambiare il suo comportamento. Il CIO rischia di creare un precedente oscuro in cui il comportamento dei futuri governi ospitanti olimpici non è vincolato dai riflettori internazionali forniti dai Giochi olimpici”. La soluzione? “Il CIO ha la possibilità di posticipare i Giochi Olimpici, poiché le Olimpiadi estive del 2020 in Giappone sono state posticipate di un anno, appena quattro mesi prima dell’apertura prevista, a causa della pandemia di COVID-19″.

Leggi anche: Perché è giusto boicottare le Olimpiadi invernali di Pechino 2022

Unione Europea: boicottaggio diplomatico (non vincolante)

Anche da Bruxelles arrivano segnali positivi verso il boicottaggio diplomatico di Pechino 2022. Lo scorso 8 luglio, infatti, il Parlamento europeo ha richiesto il boicottaggio “se la situazione dei diritti umani non dovesse migliorare”, come spiega Euractiv. Si tratta di una risoluzione non vincolante approvata con 578 voti a favore, 29 contrari e73 astensioni: tra i favorevoli troviamo anche il Ppe di Angela Merkel (Germania) e il Renew Europe di Emmanuel Macron (Francia).

Più nel dettaglio, gli eurodeputati hanno chiesto ai vari Stati membri di “rifiutare gli inviti per i rappresentanti governativi e diplomatici a presenziare alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022, a meno che il governo non dimostri un miglioramento significativo della situazione dei diritti umani a Hong Kong, nella regione uigura dello Xinjiang, in Tibet, nella Mongolia Interna e nel resto del Paese”.

Anche il Regno Unito tenta il boicottaggio diplomatico

Anche il Regno Unito prova ad alzare la voce. In un documento intitolato “Never Again: The UK’s Responsibility to Act on Atrocities in Xinjiang and Beyond“, pubblicato nel luglio 2021 dalla commissione Affari esteri della Camera dei Comuni, si può leggere che “il governo del Regno Unito dovrebbe garantire che il governo cinese affronti le conseguenze alle Olimpiadi invernali di Pechino 2022 per i suoi crimini nello Xinjiang: non partecipando alle cerimonie di apertura o chiusura, scoraggiando fortemente le imprese britanniche dallo sponsor o facendo pubblicità alle Olimpiadi, incoraggiando i fan e i turisti a stare alla larga e scoraggiare gli atleti dal sostenere o accettare gli sforzi di propaganda del governo cinese mentre si trovano nel paese”.

Anche in questo caso, però, si tratta di un rapporto parlamentare non vincolante per il governo locale, e dunque non c’è alcuna certezza che tutte queste proteste diplomatiche si risolveranno con un dato di fatto, e cioè con il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino 2022.

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Articolo di Angelo Andrea Vegliante

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