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Carrie Lam vuole piattaforma di dialogo. I contestatori: “È solo uno show”

carrie lam governatrice di hong kong

La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, è tornata a parlare pubblicamente lo scorso martedì 20 agosto, a seguito delle tensioni nate per l’occupazione dell’aeroporto locale. E lo ha fatto, stavolta, mandando messaggi di apertura nei confronti dei manifestanti.

Carrie Lam: “Apriamo una piattaforma di dialogo e non solo”

Come riporta Repubblica, infatti, la Chief Executive dell’isola ha esortato i cittadini a cercare “una via d’uscita” dalle proteste che da tre mesi paralizzano Hong Kong. In particolare, Carrie Lam ha parlato dell’istituzione “immediata” di una “piattaforma di dialogo“, con la speranza di “essere aperta e diretta a raggiungere i cittadini di ogni opinione e background politico”.

In aggiunta, la stessa governatrice ha promesso l’estensione dell’indagine dell’Ipcc, l’organo indipendente che vigila sull’operato della polizia, contro tutti gli episodi di violenza andati in scena durante le manifestazioni. Infine, è tornata sulla legge sull’estradizione, la scintilla delle cronache attuali. In merito al ddl, infatti, Lam ha assicurato che si tratta di un documento “morto”, di cui difficilmente si avranno aggiornamenti.

Il Civil Human Rights Front: “Niente di nuovo da Carrie Lam”

Tuttavia le promesse di Carrie Lam non sono sufficienti per i manifestanti. A chiarirlo è Bonnie Leung, una dei leader del Civil Human Rights Front, “la sigla-ombrello di gruppi e partiti pro-democrazia che ha organizzato le marce di queste settimane”. Contattata da Repubblica, Leung ha spiegato che “non c’è niente di nuovo” rispetto a quanto dichiarato da Carrie Lam, bollando l’idea della piattaforma come “uno show” per organizzare “incontri con membri delle comunità scelti da loro” con cui parlarci “per un’ora”. Sulle indagini dell’Ipcc, invece, afferma che tale organo non è davvero indipendente, “visto che ne fanno parte diversi membri del fronte filo-Pechino”.

Nuova giornata di proteste

E intanto l’isola resta ‘paralizzata’. I manifestanti, infatti, torneranno in piazza sabato 31 agosto, “quinto anniversario della legge con cui Pechino ha blindato la scelta del Chief Ececutive di Hong Kong”.

Sparisce impiegato del consolato britannico

Ad aggravare un contesto internazionale quanto mai deteriorato è la scomparsa di un impiegato del consolato britannico ad Hong Kong, “in viaggio a Shenzhen per un incontro di tipo economico”, come racconta Asia News. “Simon Cheng Man-kit, 28 anni, è andato l’8 agosto scorso a Shenzhen. Il giorno dopo stava ritornando sul treno che da Shenzhen va ad Hong Kong e non si sa più nulla di lui. La sua ragazza, Li, afferma che dal treno, Cheng gli ha inviato un messaggio in cui le comunicava che stava per passare il controllo dell’immigrazione, custodito da poliziotti della Cina popolare e le ha chiesto di pregare per lui”.

Tuttavia il portavoce del ministero degli esteri della Cina, Geng Shuang, “ha detto di non sapere nulla del caso”. Un paradosso, visto che “la ragazza di Cheng ha dichiarato che il Dipartimento per l’immigrazione di Hong Kong ha informato la famiglia che il giovane è in detenzione amministrativa”.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante

Fonte immagine: Progetto Italia News