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Centrafrica: la Cina cerca l’oro ma causa un “disastro ecologico”

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Un disastro ecologico in Centrafica annunciato da mesi a cui nessuno ha creduto. Ora, però, la questione si fa più seria del previsto, complice anche l’ufficialità di alcuni dati scientifici. Ci troviamo sul fiume Ouham, dove quattro aziende cinesi, che lavorano nel campo dell’estrazione aurifera, sono state accusate da un missionario carmelitano a Bozoum, Aurelio Gazzera, di contaminare l’ambiente circostante. Il risultato? “Gli hanno sparato, l’hanno arrestato, l’hanno accusato di essere un trafficante d’oro”, riporta Tempi.it. Tuttavia, oggi, il corso della storia sta cambiando.

Centrafrica, un disastro ecologico annunciato

Il dualismo della Cina nei confronti della difesa degli ecosistemi naturali è abbastanza noto. Se da una parte è vero che, all’interno della propria nazione, Xi Jinping porta avanti una politica contro l’uso del carbone, è anche vero che numerose sono le testimonianze di disastri ambientali operati dal governo centrale. Basti pensare alla Via Polare della Seta e al Tibet, anche quest’ultimo luogo di faide minerarie.

Il Centrafrica, dunque, vive una situazione abbastanza usuale per la politica cinese. Citando l’Afp, infatti, “il laboratorio Lavoisier di Bangui, sostenuto dall’Unesco, ha infatti analizzato i campioni di acqua prelevati a giugno dal fiume (Ouham, ndr), rintracciando una concentrazione di mercurio da quattro a 26 volte superiore il limite ammissibile”. Per giunta, “il rapporto della commissione di inchiesta parlamentare aveva già denunciato il ‘disastro ecologico’ e raccomandato di interrompere immediatamente lo sfruttamento minerario del sito”. Tuttavia, “interrogati dalla commissione, i rappresentanti cinesi avevano negato di utilizzare il metallo tossico nelle miniere di Bozoum”.

Disastro pericoloso anche per l’uomo

Ciò che sta accadendo in Centrafrica non ha solo effetti devastanti per la natura, ma anche per gli animali e l’uomo. “Il mercurio, secondo il rapporto scientifico, contamina non solo l’acqua ma anche gli animali che si abbeverano al fiume, col rischio di provocare gravi danni alla salute della popolazione di Bozoum, 20 mila abitanti circa”.

La denuncia di aprile da parte di padre Gazzera, dunque, era concreta. “Mentre a Bozoum non c’è neanche un militare per garantire la sicurezza della popolazione – ha raccontato a Tempi.it – i cinesi hanno a disposizione 50 militari. Mi hanno sequestrato il cellulare, la macchina fotografica e l’automobile e guidando la mia auto a tutta velocità mi hanno riportato a Bozoum negli uffici della Brigade Minière, che supervisiona le estrazioni minerarie”.

“La gente era agitata e al limite della sopportazione – continua Gazzera -, perché digerisce male la presenza dei cinesi. Il governo aveva imposto alla società di estrazione di costruire a Bozoum una scuola, un dispensario e alcuni pozzi. Invece non hanno fatto nulla. I cinesi, che sanno chi corrompere nel governo, si comportano in modo arrogante e nessuno può protestare con le autorità senza essere immediatamente zittito”.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante