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La Cina contro la libertà di stampa: lo dice Reporter Senza Frontiere

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L’universo argomentativo in merito alla Cina contro la libertà di stampa si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta lo scrittore è Reporter Senza Frontiere (RFS) che, in un ampio rapporto dal titolo La ricerca della Cina di un nuovo ordine mediatico mondiale, enfatizza diverse problematiche esistenti.

La Cina contro la libertà di stampa: discesa in classifica

La ricerca di RSF è stata diffusa lo scorso 22 marzo e, come ogni anno, ha scannerizzato 180 nazioni in tutto il mondo riguardo la tematica. Sul sito ufficiale si legge che la Cina è alla 177esima posizione per difesa della libertà di stampa, una in meno rispetto al report del 2018. Le ragioni di questa discesa sono da ricercare peculiarmente nella figura del presidente Xi Jinping. Di fatto, il numero uno della Cina ha utilizzato massicciamente le nuove tecnologie al fine di “imporre un modello sociale basato sul controllo delle notizie e delle informazioni e sulla sorveglianza online dei suoi cittadini”.

Non solo. Il governo cinese “ha cercato di esportare questo modello oppressivo promuovendo un nuovo ordine mediatico mondiale” sotto la propria influenza. Inoltre, RSF riporta che “i media statali e di proprietà privata della Cina sono ora sotto stretto controllo del Partito Comunista”. Una condizione difficoltosa che non permette neanche ai giornalisti stranieri di lavorare in libertà, in quanto incontrano “sempre più ostacoli sul campo”.

La detenzione dell’informazione

Gli stessi addetti ai lavori subiscono sulla propria pelle il mantra della Cina contro la libertà di stampa. “Più di 60 giornalisti e blogger – spiega RFS – sono attualmente detenuti in condizioni che rappresentano una minaccia per le loro vite”. Come se non bastasse, ci sono state anche dei decessi. Sono citati “Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace” e “Yang Tongyan, un blogger dissidente”, morti nel 2017 “da tumori che non sono stati curati mentre erano detenuti”.

Una situazione allarmante

Per il mondo giornalistico la situazione è tutt’altro che rose e fiori. Lo scorso dicembre, Bitter Winter denunciò l’arresto di 45 giornalisti da parte del governo cinese. L’accusa? Aver diffuso notizie riguardanti la libertà religiosa.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante