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Cina, educazione ideologica imposta ai corsi universitari

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Cina e Università, un binomio che vira sempre più verso le mire ideologiche di Xi Jinping. Secondo quanto diffuso da Bitter Winter, infatti, il Partito Comunista Cinese starebbe ampliando la propria influenza politica anche all’interno delle università locali, imponendo corsi riguardanti le ideologie dell’attuale governo. In particolare, “i corsi sui principi di base del marxismo e del maoismo sono fra quelli obbligatori”.

Cina, come l’Università sta diventando un ‘campo di battaglia ideologico’

La strategia di Xi Jinping punta alla diffusione capillare nel mondo dell’istruzione dell’ideologia cinese. In che modo? “Gli istituti di istruzione superiore – si legge – stanno aumentando il personale docente di dottrine politiche e ideologiche, ed aumentano i corsi obbligatori di indottrinamento ideologico. Saltare le lezioni può comportare l’inserimento in una lista nera di Stato”.

Un vero e proprio ‘campo di battaglia ideologico’ che, però, non trova l’interesse degli studenti. Quest’ultimi, di fatto, si sentono costretti a prendere parte a queste lezioni, e a potersi lamentare di queste direttive unicamente in privato.

Il caso dell’Università dello Jiangxi

Bitter Winter è andata a fondo della faccenda, e cita alcune dichiarazioni tratte da studenti che hanno preferito rimanere anonimi. “Prima di ogni semestre – racconta un testimone della Scuola Tecnica di Medicina tradizionale cinese dell’Università dello Jiangxi -, la scuola ordina per noi nuovi libri sulla storia del PCC e sulle rivoluzioni ‘rosse’, noi dobbiamo solo pagarli”.

A tutto ciò, si aggiunge la complessità di conseguire la laurea, in quanto l’istituto obbliga gli studenti a passare dei test sul marxismo, sul maoismo e sulla dottrina socialista. “Sta diventando molto più duro che in passato – sottolinea un altro studente – . Da quando studio medicina, penso che si debbano aspettare da me uno studio più della medicina che non della politica”.

Situazione analoga riguarda l’Università di Agraria, la quale “ha ordinato a tutti gli studenti di concentrarsi di più sullo studio dei principi del comunismo e del socialismo. Per spronarli, la scuola promette di aumentare il punteggio negli esami finali per quegli studenti che ‘portano tesine sul tema’, o ‘condividono le loro conoscenze durante i corsi'”. Questa proposta, però, non sta allettando gli studenti, che la sentono come una “tortura”. “La scuola punisce anche chi non partecipa attivamente a queste lezioni – chiarisce un altro studente -. L’insegnante richiede di frequentare tutte le lezioni, minacciando di togliere due punti dal punteggio finale dell’esame”.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante