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Coronavirus, come si è diffuso? Un’inchiesta ripercorre la storia da Wuhan

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Da dove viene il nuovo Coronavirus? Come ha fatto a diffondersi così velocemente? Qual è la cronistoria del COVID-19? A tutte queste domande ha provato a rispondere il New York Times in un’inchiesta approfondita. Un’inchiesta che mette in luce come mai non si è riusciti a contenere il virus fin dall’inizio.

Com’è nato il nuovo Coronavirus?

Sappiamo perfettamente che le ipotesi più accreditate parlano di uno spillover tra un organismo non umano (animale) e umano. In questo caso, le supposizioni più autorevoli parlano del passaggio del virus dal pipistrello all’essere umano.

I primi casi noti sono stati riscontrati a Wuhan, in Cina, precisamente a un mercato del pesce poco distante dalla stazione dei treni Hankou. Dai quattro iniziali si è passati rapidamente a decine verso la fine di dicembre 2019.

Il primo sintomo registrato fu una polmonite virale che non rispondeva ai soliti trattamenti. Da lì in poi, il buio.

La vera dimensione della futura pandemia di Coronavirus

Fin dall’inizio, la Cina è stata accusata di non aver comunicato rapidamente e in modo cristallino l’insorgere di un problema che sarebbe diventato ben presto mondiale. Il New York Times, ad esempio, ricorda che il governo locale disse all’Organizzazione Mondiale della Sanità che si trattava di una malattia “prevenibile e controllabile”.

Ma secondo le stime di Trevor Bedford (Hutchinson Center e Università di Washington) e Lauren Gardner (Johns Hopkins University), a quel tempo, l’epidemia era già caratterizzata da 1.000 casi, forse di più.

Inoltre, la diffusione del Coronavirus è dipesa dall’alto tasso di contagi: un paziente infettato ne colpisce in media altri 2 o 3. Impossibile, ammette anche per il New York Times, dare una risposta granitica per contenere il nuovo virus.

Coronavirus, capodanno cinese e la sfortuna del momento

A complicare la faccenda legata alla diffusione del nuovo Coronavirus c’è un tempismo che non ha giocato a nostro favore. Nel periodo in cui il virus stava germogliando, infatti, centinaia di milioni di persone stavano per tornare da Wuhan alla propria città natale in occasione del Capodanno cinese.

Alcuni dati del Times sui movimenti di milioni telefoni cellulari ci dicono che da Wuhan le persone sarebbero andate a Shanghai, Shenzen, Chendgu, Kunming, Lhasa, Urumqi, Pechino e Harbin. Una diffusione, quindi, avvallata anche dal grande esodo di individui in uscita dalla città cinese: secondo le stime, furono circa 175 mila, aumentati a 7 milioni intorno alle prime settimane di gennaio 2020.

Il danno era ormai fatto, e il 21 gennaio 2020 il governo di Pechino ha riconosciuto alcune zone come focolai dell’epidemia. Così, due giorni dopo, città come Wuhan sono state messe in quarantena.

Come si è trasmesso il Coronavirus nel mondo?

Nonostante le iniziali e ferree restrizioni locali, i viaggi internazionali proseguivano. Secondo le statistiche, diverse persone da Wuhan si spostavano per raggiungere città fuori dalla Cina. In particolare:

  • 900 al mese verso New York;
  • oltre 2.200 a Sydney;
  • 15 mila a Bangkok (dove si è registrato il primo caso estero ai danni di una donna di 61 anni).

A complicare ulteriormente la situazione c’è il dato rilevato da Jeffrey Shaman, professore di scienze della salute ambientale alla Columbia: l’85% dei viaggiatori infetti non è stato rilevato.

Il blocco totale del 31 gennaio 2020, purtroppo, fu tardivo. Il nuovo Coronavirus era già in altre 30 città di 26 paesi diversi.

L’evoluzione del contagio del Coronavirus

Il resto, ovviamente, è storia nota. Al 1° marzo 2020 sono registrati migliaia di casi fuori dalla Cina, in particolare in Italia, Iran e Corea del Sud. Con qualche giorno di ritardo, casi di Coronavirus scoppiarono anche negli USA, principalmente a Seattle e a New York City.

La situazione muta giorno dopo giorno, e determinare anche solo una stima globale di quando l’emergenza cesserà è abbastanza complesso. Bisogna solo attendere e aspettare pazientemente per poter tornare alla vita di tutti i giorni.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante