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Aurelio Gazzera, il Bozoumgate e la Cina nel Centrafrica: l’intervista

aurelio gazzera in cetrafrica

Qualche giorno fa, Aref International Onlus documentava “un disastro ecologico” a opera di aziende cinesi nel Centrafrica. Il protagonista della storia era Aurelio Gazzera, missionario carmelitano a Bozoum, il quale ha sempre denunciato danni per l’ecosistema locale. Non è mai stato creduto, fino a che “il laboratorio Lavoisier di Bangui, sostenuto dall’Unesco, ha infatti analizzato i campioni di acqua prelevati a giugno dal fiume (Ouham, ndr), rintracciando una concentrazione di mercurio da quattro a 26 volte superiore il limite ammissibile”.

La nostra intervista ad Aurelio Gazzera

Per fare luce sulla questione, abbiamo contattato il direttore interessato, Aurelio Gazzera.

Ciao Aurelio Gazzera e benvenuto su Aref. Prima di cominciare, siamo curiosi di sapere come mai ti trovi in Africa.

“Sono missionario in Centrafrica dal 1992. L’Africa e la missione sono sempre stati un po’ parte dei miei sogni, fin da piccolo. Nel 1982 ero già frate carmelitano, e avevo finito il Liceo: ho avuto così la possibilità di venire qui a Bozoum, in Centrafrica, per un anno di stage. È stata un’esperienza molto forte e molto bella. Anche se non c’era telefono, se la posta arrivava dopo 2-3 mesi, è stato un periodo importante nella mia vita. Dopo lo stage sono rientrato in Italia per gli studi, e nel 1989 sono diventato sacerdote. E dopo 3 anni, nel 1992 ho potuto finalmente ritornare in Centrafrica”.

Tempo fa sul nostro sito abbiamo documentato un episodio accaduto in Centrafrica che ti riguarda da vicino, Aurelio Gazzera. Ci puoi spiegare brevemente cos’è accaduto?

“Da alcuni mesi avevo notato la presenza di ditte cinesi a Bozoum. Sapevo che estraevano l’oro, ma è solo quando la gente dei villaggi mi ha segnalato che c’erano dei problemi che ho approfondito il problema. E mi sono accorto che le ditte cinesi stavano facendo uno scempio: il fiume Ouham deviato, il fondo dragato e setacciato con macchinari enormi, l’acqua inquinata. Ho iniziato a segnalare il problema e pubblicare foto e video dei siti. Il 27 aprile, proprio mentre stavo riprendendo uno dei siti, sono stato arrestato dai militari che costituiscono la sicurezza dei cinesi.

Quando mi hanno portato in città (sulla mia macchina, guidata dai militari) c’è stata una reazione popolare fortissima: centinaia di persone sono arrivate alla caserma e il Procuratore della Repubblica mi ha autorizzato ad andarmene. Questo fatto ha scatenato reazioni forti nel paese e nel mondo. Il Primo Ministro, pochi giorni dopo, mi ha accusato, davanti al Parlamento, di essere io stesso un trafficante d’oro. La reazione del Parlamento è stata forte.

Molti mi conoscono, conoscono il lavoro che facciamo qui a Bozoum per l’educazione (abbiamo oltre 5.000 bambini nelle nostre scuole), l’agricoltura, la sanità, la mediazione in tempo di guerra e l’accoglienza di migliaia di rifugiati durante il conflitto del 2013-14. Ne è nata quindi una Commissione Parlamentare d’inchiesta, che ha messo in evidenza il disastro ambientale, ecologico ed economico. E pochi giorni dopo sono state rivelate le analisi, che rivelano la forte presenza di mercurio nell’acqua del fiume”.

foto di aurelio gazzera

Da Tempi.it abbiamo capito che la Cina sta estraendo l’oro nella nazione africana. È l’unico progetto attivo o ce ne sono altri che stanno limando l’equilibrio dell’ecosistema locale? Siamo di fronte a opere inglobate nella recente Nuova Via della Seta?

“La Cina sta facendo dell’oro uno dei minerali più ricercati. Da qualche anno è diventato il primo consumatore. In Centrafrica ci sono almeno una decina di siti di estrazione (Bossangoa, Yoaloke, Garga, Gallo, Bossembele, Nola, Sosso Nakombo, ecc). C’è molta opacità nell’ottenere i permessi (sui 19 cantieri di Bozoum, solo 3 sarebbero ‘regolarmente’ registrati), e le autorità locali sono semplicemente ‘comprate’, senza scrupoli e senza nessun’attenzione per il bene comune. Ma il sistema risale fino a molto in alto.

C’è anche un gioco geopolitico in corso, che vede Russia e Cina affrontarsi (seguiti e in concorrenza con la Francia, il Ciad e altri paesi della regione). Da una parte la Cina promette finanziamenti e doni, mentre dall’altra sottrae le risorse naturali con molta spregiudicatezza”.

Da diversi mesi stai combattendo per contrastare i disastri ambientali di cui sei testimone. A tuo avviso, la comunità internazionale si sta interessando al tema interno oppure è un argomento lasciato nell’oblio?

“È un tema molto sensibile, a cui l’opinione pubblica s’interessa molto. Su Bozoum c’è stata una discreta attenzione su molti media internazionali (RFI, France24, Le Monde, BBC, RAI, Osservatore Romano, Radio Vaticana). Questo ha aiutato molto, e il caso di Bozoum, sui media nazionali, è diventato il ‘Bozoumgate’, spingendo il Parlamento a istituire una Commissione d’inchiesta, che sta sconvolgendo le alte autorità dello Stato. Anche Amnesty International se ne sta occupando molto seriamente”.

Questi disastri ambientali saranno negativi anche per l’uomo. All’interno della nazione, com’è percepito il tema? Se ne discute? C’è opera di sensibilizzazione?

“Il caso di Bozoum ha toccato i nervi scoperti di un sistema politico molto corrotto. Da un lato c‘è il ‘sistema’ (Presidente, Ministri, autorità locali) che sta facendo di tutto per impedire un dibattito, accusando chiunque ne parli di essere all’’opposizione’ ed evitando di prendere sul serio i rapporti e le denunce.

Questo poi si riflette localmente con conseguenze gravissime: nessuno, nonostante i rapporti denuncino la presenza di mercurio nell’acqua, ha osato sensibilizzare la popolazione o prendere dei provvedimenti. I media nazionali (soprattutto i siti internet) hanno parlato molto del ‘Bozoumgate’, e spero che qualche cosa si muova, prima o poi”.

foto di aurelio gazzera

A fronte dell’estrazione aurifera, i cinesi avevano promesso la realizzazione di infrastrutture per la popolazione locale. Ad oggi qual è la situazione, Aurelio Gazzera?

“Hanno promesso, ma per ora non c’è granché. Per le realizzazioni locali hanno stanziato 35.000 euro (che rappresentano, grosso modo, le spese di un giorno di lavoro delle ditte cinesi), che dovrebbero essere destinati alla costruzione di una scuola e di 2 dispensari. Curiosamente, la scuola ed i dispensari non ci sono ancora, ma è stata costruita una grande tribuna destinata alle autorità perché possano assistere alla sfilata del 1° dicembre, festa nazionale”.

Più in generale, qual è la situazione politica e sociale all’interno della Repubblica Centrafricana? Conosci accordi commerciale che lo Stato ha intrapreso con la Cina?

“Il Centrafrica cerca disperatamente accordi con vari governi. La Cina è nota per non avere scrupoli nella ricerca di materie prime. In tempi più lontani, la Cina aveva un ruolo più impegnato nello sviluppo (le risaie di Bozoum sono state create da loro, negli anni Settanta). Ora invece l’attenzione sembra focalizzarsi esclusivamente sul business. Con le autorità politiche locali, spesso corrotte, il gioco è facile”.

Come pensi si concluderà la vicenda che ti vede protagonista, Aurelio Gazzera?

“Non lo so. Io spero che comunque qualcosa cambierà. Molte informazioni non passano più dai media ufficiali (che in Centrafrica sono pochi e spesso legati al Governo), ma tramite i social media (Facebook, Twitter) ed è dunque difficile soffocare tutto. Spero che, almeno nel caso di Bozoum (19 cantieri di estrazione, da cui sono estratti, ogni mese, dei chili d’oro) si possa arrivare ad una sospensione dei lavori e alla partenza delle ditte cinesi. Spero troppo? Probabilmente sì. Ma già il fatto che se ne parli dappertutto, è una piccola vittoria, che, in futuro potrà creare una mentalità diversa“.

Intervista a cura di Angelo Andrea Vegliante