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“Mostrate lealtà alla Cina”: messaggio repressivo per i monaci tibetani

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Qualche settimana fa, i monaci tibetani del monastero di Sera, a Lhasa (capitale del Tibet), sono stati incalzati da numerosi messaggi di obbedienza in favore della Cina. Durante una conferenza stampa del 13 marzo 2019, proprio a Lhasa, il direttore del Comitato di gestione del monastero in questione, Lhakpa Tsering, ha suggerito ai monaci di praticare la fede “opponendosi al separatismo”.

Lhakpa Tsering: “I monaci tibetani devono essere grati alla Cina”

Come riportato da Radio Free Asia, Lhakpa Tsering ha evidenziato con forza la rilevanza del governo cinese nelle attuali politiche religiose. Nel dettaglio, il direttore ha parlato di mostrare gratitudine al governo cinese e di “lealtà alla nazione obbedendo alle leggi”.

Queste parole hanno trovato eco e condivisione in altre figure presenti alla conferenza stampa. Ad esempio, Tsetan Dorje, funzionario tibetano che gestiva Sera, ha parlato del comportamento online. Di fatto ha ordinato ai monaci tibetani di prestare molta attenzione a quanto pubblicano nelle piattaforme 2.0. I riferimenti sono tutti per WeChat e Weibo, dove spesso nascono diatribe legate ad alcune informazioni di carattere politico. Inoltre, il direttore del Comitato dei media e dell’educazione del monastero di Sera, Jampa Kelsang, ha sollecitato i presenti a “ripagare la generosità della Cina” in Tibet con la propria lealtà al partito comunista.

Il controllo cinese sui monasteri passa per funzionari scelti

Un direttore di un monastero che esorta i monaci tibetani a obbedire al regime cinese non è una sorpresa. Di fatto, è dal 2012 che Pechino ha istituito comitati di gestione per controllare i monasteri tibetani. In questo modo, i funzionari governativi possono amministrare direttamente le politiche religiose sul campo.

E non sorprende neanche la pressione esercitata dalla Cina riguardo la libertà di pensiero e religione online. Già nell’ottobre 2018, infatti, Lobsang Sangay, Leader politico del Governo Tibetano in esilio, espresse enormi preoccupazioni al riguardo. In pratica, a un dibattito andato in scena a Praga, affermò che diversi ‘attori’ cinesi “impiegano centinaia di migliaia o milioni di persone per monitorare, censurare e manipolare i contenuti online”.

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Articolo di Angelo Andrea Vegliante