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È morto Lodi Gyari Gyaltsen, l’ex inviato speciale del Dalai Lama

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Lodi Gyari Gyaltsen si è spento il 29 ottobre 2018 alle 6:15 del mattino all’età di 69 anni a San Francisco, California (USA). Ne dà triste notizia la pagina Facebook Phayul.com: “L’ex inviato di Sua Santità il Dalai Lama, noto anche come Gyari Rinpoche, lascia la moglie Dawa Chokyi, i loro sei figli e diversi nipoti“. Ancora non ci sono conferme ufficiali circa le cause del decesso, ma Lodi Gyari Gyaltsen era ricoverato da un mese nell’ospedale statunitense per un cancro al fegato. Era uno dei leader più noti dell’esilio tibetano.

Lodi Gyari Gyaltsen, una vita a sostegno della questione tibetana

Nel corso della sua carriera, Lodi Gyari Gyaltsen ha ricoperto alcune delle posizioni più note ed elevate nell’amministrazione tibetana in esilio, tra cui il Presidente del Parlamento (all’età di 30 anni, il più giovane nella storia del Tibet) e il Ministro del Gabinetto. Successivamente, è stato nominato dal Dalai Lama come suo personale inviato sia per gli Stati Uniti sia per la Cina.

Per quanto riguarda gli USA, Lodi Gyari Gyaltsen fu inviato a Washintgton DC dal 1990 al 1999, al fine di sollevare la questione tibetana negli Stati Uniti. Un lavoro meticoloso che l’ha portato ad accedere ai più alti livelli di leadership sia nel Congresso sia nell’Amministrazione statunitense. Invece, con il governo della Repubblica popolare cinese, Lodi Gyari Gyaltsen fu in grado di creare nove cicli di colloqui di alto livello, espandendo i canali di comunicazione con le alte sfere e realizzando un ottimo sforzo diplomatico nel creare un canale internazionale di dialogo.

Le dimissioni e gli ultimi ruoli ricoperti

Dal 2002, Lodi Gyari Gyaltsen intraprese una rete molto fitta di negoziati con la Cina. Durante il suo mandato, venne sollevata la richiesta per l’attuazione di un’autentica autonomia in Tibet come soluzione vantaggiosa per ambo le parti. Nonostante le forti resistenze cinesi, l’amministrazione della Repubblica ammise che, con Lodi Gyari Gyaltsen, il rapporto Pechino-Tibet è stato il più stabile e di lunga durata di sempre.

Tuttavia, a causa di una mancanza di sviluppi concreti riguardanti l’indipendenza tibetana, Lodi Gyari Gyaltsen diede le dimissioni (insieme a Kelsang Gyaltsen) da inviato del Dalai Lama nel 2011, poi formalizzate nel giugno 2012. Continuando, però, il suo percorso di sensibilizzazione. Il diplomatico, infatti, ha ricoperto il ruolo di presidente del consiglio della Conservancy for Tibetan Art and Culture, organizzazione no-profit con sede negli Stati Uniti, che lavora per promuovere il patrimonio culturale vivente del Tibet.

Inoltre, negli ultimi anni della sua vita, Lodi Gyari Gyaltsen ha informato l’opinione pubblica su altre questioni di carattere internazionale, come la povertà nell’Himalaya e nel sud-est asiatico. E, se questo non bastasse, si è contraddistinto per l’impegno nella promozione del rispetto per l’ambiente, dello sviluppo e della giustizia sociale in varie parti del mondo. Di fatto, è stato cofondatore insieme a Don Rodrigo Carazo, ex presidente del Costa Rica, del Kreddha, Consiglio internazionale di pace per gli stati, i popoli e le minoranze.

Infine, è stato uno dei fondatori del Comitato Alleato, organizzazione formata per avanzare la questione tibetana riguardante anche gli Uiguri e i Mongoli, dell’Organizzazione delle Nazioni e dei Popoli non rappresentati, organizzazione mondiale che promuove i diritti delle minoranze, e dell’Istituto per la Democrazia Asiatica (IAD, assieme a Michele Bohana Joel McCleary e Lavinia Currier), uno degli enti più noti per la difesa dei diritti umani e delle riforme democratiche in Birmania.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante