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Cina, una nuova carta di sicurezza sociale per controllare i tibetani

carta di sicurezza sociale

Pechino ha ampliato la diffusione di una nuova carta di sicurezza sociale per rafforzare i controlli sulla popolazione tibetana. La denuncia arriva da Radio Free Asia, la quale ha interrogato i gruppi di diritti in materia. Quest’ultimi, infatti, hanno espresso enormi timori riguardo la politica sociale cinese.

La funzione della nuova carta di sicurezza sociale

“Le carte”, scrive RFA, “danno accesso a una vasta gamma di servizi sociali“, come quelli bancari, previdenziali e assicurativi medici. Tuttavia, secondo l’International Campaign for Tibet, tali concessioni sono legate “a un sistema di credito sociale che interrompe le prestazioni ai tibetani ritenuti sleali rispetto al governo di Pechino”.

Una constatazione che non solo ha caratteri filo-repressivi, ma denota l’emersione di un altro problema: definire cosa sia rispettabile o meno per il governo centrale. “L’implementazione delle carte – continua l’ICT – riflette l’uso delle informazioni personali da parte del governo cinese come strumento di controllo sociale. Oggi, in Tibet, anche le espressioni lievi e moderate dell’identità nazionale, della religione e della cultura tibetana possono essere classificate come ‘separatiste’ e quindi ‘criminali'”.

Una sorta di ‘giudizio universale’ che potrebbe colpire la vita sociale di svariati tibetani, con “la perdita del posto di lavoro o la pensione, la tortura, la detenzione o peggio”.

Quante carte di sicurezza sociale ci sono in giro?

La nuova carta di sicurezza sociale non è una novità nella società cinese. Basti pensare che, riportando le statistiche diffuse dai media cinesi, ICT parla di 2,7 milioni di card già distribuite unicamente nella regione autonoma del Tibet. Il totale, invece, ammonta a 3 milioni, “che saranno emesse entro la fine dell’anno”. Segnali che, secondo Free Tibet, perpetuano i timori che le carte di sicurezza sociale “possa essere utilizzata ai fini di monitoraggio e per tagliare i benefici sociali e l’accesso ai servizi come punizione per il comportamento che il Partito comunista cinese impone”.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante

Fonte immagine: RFA