English
Italiano

Scontro tra India e Cina: facciamo il punto della situazione

militari dello scontro tra India e Cina

Negli ultimi giorni il rapporto tra India e Cina è stato compromesso a causa di uno scontro avvenuto sulla linea LAC, che ha provocato anche alcune morti (i cui numeri non sono ancora confermati). Cerchiamo di capire cos’è effettivamente successo e quali potrebbero essere le conseguenze della vicenda.

Conflitto India e Cina: cos’è la LAC?

Prima di riepilogare i fatti, facciamo un brevissimo salto nel passato. Con l’acronimo LAC si indica la Line of Actual Control, ed è una linea di libera demarcazione che separa la Cina dall’India e viceversa.

La LAC è nata nel 1962 durante la disputa del confine sino-indiano. Oggi, geograficamente parlando, tale linea divide il Ladakh indiano dalla regione cinese dell’Aksai Chin, nella regione autonoma del Tibet.

Cos’è successo tra India e Cina?

Fatta la doverosa premessa, passiamo alla cronaca. Nella notte del 15 giugno 2020 sulla linea LAC è andato in scena uno scontro tra militari indiani e cinesi. Si tratta di un evento diplomaticamente pericoloso, in quanto l’accordo geopolitico tra i due Paesi rivisto nel 1996 impone ad ambo le parti di trovare soluzioni prudentia eventuali dispute, così da evitare interventi militari. Quanto avvenuto lunedì scorso, però, non rispecchia i patti (anche se spesso l’India ha lamentato un atteggiamento aggressivo da parte della Cina).

Il conflitto tra India e Cina avvenuto a Galwan (Himalaya Occidentale) non è stato perpetrato con armi da fuoco, bensì con pugni, pietre e bastoni, che secondo quanto riporta AGI avrebbe provocato la morte di 20 soldati indiani, alcuni dei quali precipitati dalla cresta montuosa. Per AsiaNews, invece, sarebbero rimasti coinvolti anche 43 soldati cinesi. Sono comunque dati che, a oggi, non è possibile confermare con fonti ufficiali. Nel caso in cui venissero ufficializzati, sarebbe l’incidente più sanguinoso registrato dal 1967.

Sui motivi dell’alterco, i due Stati hanno dato giustificazioni distinte: per l’India, Pechino avrebbe eretto una struttura alle porte del confine indiano; per la Cina, New Delhi avrebbe costruito una strada su territorio cinese.

Quali sono state le dichiarazioni dei due Paesi?

Le reazioni sono state quasi immediate da entrambe le parti. Come riporta AGI (e non solo), ci sarebbe stato un colloquio telefonico tra il ministro degli esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar e il suo omologo cinese Wang Yi, al fine di riappacificare gli animi.

Un tweet del Ministro della Difesa dell’India

Inizialmente, però, Jaishankar aveva sottolineato che l’episodio di Galwan avrebbe avuto “un grande impatto” sulle relazioni bilaterali tra i due popoli, mentre Yi aveva parlato di “ferma volontà” da parte della Cina di tutelare la propria sovranità nazionale.

Alla fine, il compromesso (forse). Un successivo comunicato stampa da Pechino, infatti, ha spiegato che India e Cina hanno convenuto di “affrontare equamente i grandi eventi causati dagli scontri nella Galwan Valley” e di “raffreddare la situazione” (AGI). E in effetti, a detta del South China Morning Post, gli alti funzionari militari delle due nazioni hanno tenuto colloqui durante la giornata di giovedì 18 giugno per allentare le tensioni.

A conferma di ciò, le dichiarazioni di Anurag Srivastava, portavoce del ministero degli Affari esteri dell’India: “Entrambe le parti sono in contatto regolare attraverso le rispettive ambasciate e uffici esteri” (South China Morning Post).


India: proteste di piazza contro la Cina dopo gli scontri nel Galwan

Scontro India-Cina: alla finestra ci sono gli Stati Uniti

Il conflitto però potrebbe avere ripercussioni serie non solo sul fronte della politica internazionale asiatica, ma anche su scala mondiale. Dopo i diversi strappi degli ultimi mesi, infatti, gli Stati Uniti vorrebbero planare ulteriormente sulla vicenda (all’inizio volevano mediare il dibattito tra Cina e India) per contrastare Xi Jinping.

Il terreno su cui Trump vorrebbe giocare la partita è l’ampliamento dei Paesi aderenti al G7, con l’intenzione di aprire le porte a Russia, Corea del Sud, Australia e, appunto, India.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante