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Tibet, preoccupa la nuova legge sull’unità etnica della Cina

Sabato 11 gennaio 2020 la Cina ha approvato una nuova legge che impone l’unità etnica nelle istituzioni statali e sociali del Tibet. Secondo i Tibetani e gli osservatori esterni, tale normativa punta a distruggere l’identità nazionale del popolo tibetano.

Tibet, cosa dice la legge sull’unità etnica

La nuova legge si chiama ‘Regulations on the Establishment of a Model Area for Ethnic Unity and Progress in the Tibet Autonomous Region‘. E vuole “omogenizzare” il popolo tibetano – per usare le parole del direttore di Bitter Winter Marco Respinti (RFA).

Essenzialmente, cosa dice la legge sull’unità etnica? RFA ne riporta i punti salienti. In linea generale, la normativa spiega che “il Tibet è stato una parte inalienabile della grande patria (cinese) fin dai tempi antichi”. Una classificazione che non sussiste a livello storico, in quanto la Regione subì l’invasione cinese nel 1950.

Inoltre, in accordo alle misure ideologiche locali, la legge considera tutti i gruppi etnici come “membri importanti della famiglia cinese”. E, in quanto membri, hanno il dovere di sostenere l’unità nazionale e combattere il separatismo.

Ciò sta a significare che le minoranze etniche devono far parte della cultura cinese. Di fatto, come spiega l’articolo 11 dell’unità etnica, “la cultura cinese è il sostegno emotivo e la patria spirituale di tutti i gruppi etnici in Tibet”.

Infine, vale la pena citare l’articolo 23, il quale asserisce che i comitati di villaggio e le comunità locali devono “rafforzare la creazione di un modello di unità e progresso nazionale“. La legge entrerà in vigore il 1° maggio 2020.

Tibet e Unità Etnica, le reazioni

Le prime critiche alla normativa sull’Unità Etnica sono arrivate dagli attivisti tibetani e dai politici statunitensi. Da sempre, infatti, gli USA sono pubblicamente schierati a favore della difesa del popolo tibetano, pur con alcune discrepanze mediatiche. Oltre a riconoscere la sinicizzazione della Cina nei confronti delle minoranze etniche, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti si è detto preoccupato per “la mancanza di autonomia per i tibetani e il deterioramento della situazione dei diritti umani nelle aree tibetane”. Tra cui si annoverano anche “restrizioni alla libertà religiosa e alle pratiche culturali“.

Inoltre, il Dipartimento esorta il governo cinese a “rispettare l’identità religiosa, culturale e linguistica dei tibetani”, consentendo loro di “studiare la lingua tibetana nelle scuole a tutti i livelli”.

In aggiunta, il senatore americano della Florida Marco Rubio ha definito la nuova normativa cinese come “una dichiarazione esplicita del rifacimento della cultura tibetana da parte del Partito Comunista Cinese”.

Infine, anche il responsabile della comunicazione e della divulgazione cinese per il fondo tibetano di New York, Kunga Tashi, ha asserito che tale legge vuole “spazzare via completamente la cultura e l’etnia tibetana”.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante