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La Cina punta sulla Via Polare della Seta (grazie al riscaldamento globale)

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La Belt and Road Initiative targata Cina (di cui parlammo nel numero 8 di Thais, pagine 8-17) avrà degli sviluppi anche verso il nord del nostro pianeta, con la Via Polare della Seta pronta per essere costruita. Senza pensare alle gravi conseguenze che potrebbero minare la sopravvivenza dell’Artico. È quanto emerge da un’inchiesta giornalistica del Corriere della Sera, firmata da Milena Gabanelli e Luigi Offeddu.

Cos’è la Via Polare della Seta

Sostanzialmente, la Via Polare della Seta è il ‘continuum marino’ della Nuova via della Seta, promossa dal governo cinese e a cui anche l’Italia sta partecipando. Al momento, per realizzare tale opera commerciale, i cinesi hanno in cantiere la creazione del “più lungo tunnel sottomarino del mondo (100 km)”. Nel dettaglio, gli scavi partiranno dal 2020 sul fondo del Mar Baltico, “fra la capitale estone Tallinn e quella finlandese, Helsinki“. Il costo? Ben “15 miliardi di euro” dalla Cina, “più 100 milioni offerti da un’impresa saudita”.

Come sarà possibile realizzare quest’opera?

Il nodo cruciale (e ambientale) attorno alla Via Polare della Seta risiede proprio nelle decisioni cinesi. Pechino, infatti, intende sfruttare “i mari artici sempre più liberi dai ghiacci grazie al riscaldamento del clima“. Una strategia che aiutare il colosso asiatico a ricavare materiali preziosi dal sottosuolo dell’Artico. “Parliamo del 20% di tutte le riserve del pianeta: fra cui petrolio, gas, uranio, oro, platino e zinco”, si legge nell’articolo.

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Un danno non indifferente, soprattutto per un ecosistema già reso delicato dalla mano dell’uomo. Come se non bastasse, inoltre, “Pechino ha già commissionato i rompighiaccio, fra cui uno atomico da 152 metri con 90 persone di equipaggio, costo previsto 140 milioni di euro”. Il dettaglio? Si tratterà del più grande al mondo, “e potrà spaccare uno strato di ghiaccio spesso un metro e mezzo”. Non saranno le uniche tecnologie messe in campo. “La Cina ha iniziato anche i test per l’«Aquila delle nevi», un aereo progettato per i voli polari, e sta studiando che cosa può combinare un sommergibile che emerga dai ghiacci”.

L’obiettivo della Via Polare della Seta

Lo scopo della realizzazione della Via Polare della Seta è – ovviamente – commerciale. In estrema sintesi, Pechino vuole ridurre i giorni di traversata delle navi da Shangai a Rotterdam. Di fatto, “attraverso la rotta tradizionale del canale di Suez, bisogna navigare per 48-50 giorni. Con la via polare scendono a 33”. Per questo motivo anche Mosca si è detta interessata al progetto.

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La difficile coesistenza della Cina con il rispetto dell’ambiente

In attesa di capire se ci saranno o meno sviluppi politici internazionali riguardo la Via Polare della Seta, vale la pena ricordare il complesso dualismo cinese nei confronti della difesa dell’ambiente. Se è vero che, da una parte, Xi Jinping ha optato per il ridimensionamento dell’uso del carbone, è altrettanto vero, dall’altra, che svariate zone (come quelle tibetane) sono oggetto di stravolgimenti naturali di vario tipo. Insomma, sulla questione ambientale e sul riscaldamento globale, la Cina da che parte sta?

Articolo di Angelo Andrea Vegliante

Fonte schede: Corriere della Sera