Il Parlamento Tibetano in Esilio lancia un appello alla comunità internazionale

Il Parlamento Tibetano in Esilio ha rivolto una lettera aperta ai governi, alle Nazioni Unite, alle organizzazioni per i diritti umani e ai leader religiosi, chiedendo un intervento urgente dopo l’entrata in vigore, il 1° luglio 2026, della nuova Legge sull’Unità Etnica e il Progresso della Repubblica Popolare Cinese. Secondo il Parlamento, la normativa rischia di rafforzare le politiche di assimilazione nei confronti del popolo tibetano, mettendo in pericolo la lingua, la cultura, la religione e i diritti fondamentali. L’appello ricorda anche il sacrificio dell’attivista tibetano Lobga Rangzen, morto il 2 luglio 2026 dopo essersi dato fuoco davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York.

Tra le richieste rivolte alla comunità internazionale vi sono: un maggiore monitoraggio della situazione in Tibet, il sostegno a indagini indipendenti delle Nazioni Unite, la tutela dei diritti del popolo tibetano e la promozione di un dialogo pacifico tra Tibet e Cina.

Il Parlamento conclude ribadendo che la difesa della dignità umana, della libertà religiosa e della diversità culturale rappresenta una responsabilità condivisa dalla comunità internazionale e che solo il dialogo, e non l’assimilazione forzata, può garantire una pace duratura.

Consulta qui il testo integrale della lettera, per approfondire i contenuti dell’appello e le richieste rivolte alla comunità internazionale.

Traduzione e adattamento by Giulia Rodonò

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