Una delegazione del Parlamento tibetano in esilio, guidata dal vicepresidente Khenpo Sonam Tenphel e composta dai membri del Comitato permanente Lopon Thupten Gyaltsen, Lobsang Thupten Pontsang, Choedak Gyatso, Gonpo Dhundup e Gyaltsen Choekye Gagya, ha avviato una campagna di sensibilizzazione parlamentare a Nuova Delhi (27/07/2026).
La delegazione ha sottolineato che la legge sull’Unità Etnica e sul Progresso” (EUPL) fornisce un quadro giuridico volto ad accelerare l’assimilazione di tibetani, uiguri, mongoli del sud e altre nazionalità non Han in un’unica identità definita dallo Stato, a scapito delle loro lingue, religioni, culture e identità storiche distinte. Spiegando che la nuova legge rappresenta una delle minacce più gravi per il popolo tibetano degli ultimi decenni. Poichè, codificando le politiche esistenti in una legislazione nazionale, rafforza le misure che limitano la lingua tibetana, inaspriscono il controllo statale sulle istituzioni religiose, rimodellano i programmi scolastici ed erodono sistematicamente l’identità culturale, religiosa e nazionale unica del Tibet.
La delegazione ha inoltre sottolineato l’urgenza della situazione attuale richiamando l’attenzione sulla tragica autoimmolazione dell’attivista tibetano Lobga Rangzen, avvenuta il 2 luglio 2026 davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York. Prima del suo gesto estremo, Lobga Rangzen aveva lanciato un accorato appello per il ripristino di un Tibet pienamente indipendente, dichiarando che solo quando i tibetani saranno liberi nella loro patria potranno essere pienamente tutelati i loro diritti umani fondamentali, la libertà religiosa e l’identità nazionale.
La delegazione ha inoltre sottolineato che le implicazioni della Legge sull’Unità e il Progresso Etnico si estendono ben oltre i confini della Cina. Ha osservato che la legislazione rafforza gli sforzi del Partito Comunista Cinese per espandere la propria influenza sulle comunità tibetane che vivono all’estero attraverso l’intimidazione, la sorveglianza e la pressione per conformarsi alla narrativa ufficiale del Partito. I tibetani che risiedono pacificamente in India e in altri paesi democratici potrebbero trovarsi sempre più spesso ad affrontare la repressione transnazionale, suscitando preoccupazioni non solo per la diaspora tibetana, ma anche per la sovranità delle nazioni democratiche e le libertà che esse cercano di proteggere.
Alla luce di queste preoccupazioni, il Parlamento tibetano in esilio ha rivolto un appello ai membri del Parlamento indiano al fine di:
- Sensibilizzare il Parlamento e le commissioni parlamentari competenti sulle implicazioni della EUPL.
- Sostenere i diritti culturali, linguistici e religiosi del popolo tibetano e delle altre nazionalità colpite.
- Opporsi a tutte le forme di repressione transnazionale che minacciano le libertà democratiche e la sicurezza delle comunità tibetane in Esilio.
- Riconoscere che il Tibet era storicamente una nazione indipendente prima dell’invasione e dell’occupazione forzata da parte della RPC.
- Esortare la leadership della RPC ad avviare un dialogo pacifico per risolvere il conflitto tra Tibet e Cina e a proseguire la fiera tradizione indiana di sostegno alle aspirazioni pacifiche e non violente del popolo tibetano, in conformità con la visione di Sua Santità il Dalai Lama.
La delegazione ha inoltre presentato ai membri del Parlamento una risoluzione ufficiale del Parlamento tibetano in esilio che condanna la lEUPL della RPC; una risoluzione ufficiale che esprime solidarietà con la grave situazione in Tibet; e la dichiarazione ufficiale del Parlamento tibetano in esilio sulla protesta di autoimmolazione per la causa del Tibet compiuta dall’eroe patriottico Lobga Rangzen.

