English
Italiano

Caso Tashi Wangchuk: agli avvocati è stato negato di incontrarlo

Tashi Wangchuk-tibet libero-freetibet-diritti umani-Tashi Wangchuk in carcere-condanna Tashi Wangchuk-Aref International Onlus

Il caso Tashi Wangchuk si arricchisce di un nuovo capitolo, per nulla positivo. L’attivista per la difesa della lingua tibetana, infatti, da tre anni in carcere con l’accusa di diffondere sentimenti separatisti, non ha potuto incontrare i propri legali. A riferirlo è Radio Free Asia.

Caso Tashi Wangchuk, i dettagli

La vicenda è accaduta giovedì 1° agosto 2019. Quel giorno, infatti, gli avvocati di Tashi Wangchuk, Liang Xiaojun e Lin Qilei, sono stati allontanati dalla prigione di Donchuan (Qinghai), luogo dov’è tutt’ora detenuto l’attivista. Tutto ciò nonostante i due avessero presentato “tutti i documenti pertinenti” per la visita, ha dichiarato Liang.

Il motivo del colloquio è presto detto. “Il nostro assistito non accetta il suo verdetto di colpevolezza – ha spiegato ancora Liang -. Ci ha detto di nuovo di presentare un ricorso, quindi è per questo che siamo venuti a vederlo. Ma senza incontrarlo di persona, non possiamo svolgere molti dei compiti richiesti per l’appello”.

Il motivo del mancato incontro: “Detenuto poco collaborativo”

Il ‘blocco forzato’ è arrivato dagli stessi funzionari della prigione, che hanno richiesto ai legati un ulteriore documento, stavolta del ministero della Giustizia, nonostante tale organo non abbia formalmente voce in capitolo riguardo l’autorizzazione alla visita nelle carceri. La questione ha trovato un ‘epigolo’ con le motivazione date da un giovane funzionario: Tashi Wangchuck continua a non accettare la sentenza e a non collaborare in prigione.

La storia del caso Tashi Wangchuk

Tashi Wangchuk è nato nel 1985 a Kyegudo, nella prefettura autonoma tibetana Yulshul, della provincia del Qinghai. Il suo attivismo per la difesa del Tibet si è espresso fin da subito nella promozione della lingua tibetana nelle scuole. Il 4 gennaio 2018 un video realizzato tre anni prima per il New York Times sullo stesso tema fu utilizzato dal tribunale di Yulshul per condannare l’attivista a cinque anni di reclusione. Una reclusione attualmente priva di senso, a cui seguono anche problematiche nel rispetto dei diritti umani sanciti dalla comunità internazionale.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante