English
Italiano

Cina e diritti umani, l’Italia prende posizione: lettera contro il paese asiatico

cina e diritti umani-diritti umani-cina italia-via della seta-via della seta cina italia-aref international onlus-cina italia onu

Sulla questione ‘Cina e diritti umani’, l’Italia ha finalmente preso una posizione. E lo ha fatto lo scorso 8 luglio, firmando una lettera comunitaria con altri paesi del mondo in cui condanna fortemente la politica cinese contro i diritti umani. Lo riportano Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

Cina e diritti umani, i dettagli della lettera

Come riporta il Foglio, infatti, il Bel Paese “ha firmato la lettera in cui i rappresentanti di almeno altri ventidue governi chiedono alle Nazioni Unite di intervenire sulle detenzioni di massa da parte della Cina nella regione dello Xinjiang“. Una situazione che noi di Aref International Onlus abbiamo spesso documentato all’interno delle nostre righe. La missiva era destinata al presidente del Consiglio Coly Seck e all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet. Un’operazione molto simile a quanto accaduto in occasione dell’Universal Periodic Review. Di fatto, i paesi firmatari hanno espresso enorme preoccupazione per “le detenzioni arbitrarie” e diverse restrizioni che “colpiscono particolarmente gli uiguri e altre minoranze”.

La Cina continua a parlare di “campi di rieducazione”

La risposta della Cina non si è fatta attendere. Quattro giorno dopo, infatti, precisamente venerdì 12 luglio 2019, il governo di Xi Jinping ha risposto con un’altrettanta lettera firmata assieme ad altri paesi dell’Asia, dell’Africa e del Medio Oriente. Nel documento sono lodate “le attività cinesi nello Xinjiang e il ‘contributo della Cina alla causa internazionale dei diritti umani'”. Come accade sovente, anche stavolta le istituzioni cinesi si sono difese parlando di “campi di rieducazione” dove si combatte l’estremismo islamico, contro chi parla di “campi di detenzione”.

Eppure, sono diversi i conti che non tornano riguardo i campi di rieducazione. ThePrint, ad esempio, parla apertamente di aver scoperto 3 Gulag. Gli Stati Uniti (non firmatari della lettera indirizzata all’Onu) hanno parlato persino di campi di concentramento. Ora la palla passa alla comunità internazionale. Inoltre, bisognerà vedere se tale provvedimento comporterà conseguenze notevoli al nostro paese nell’accordo sullaVia della Seta.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante