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Chiese la liberazione del Panchen Lama: arrestato tibetano e presunti complici

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Per aver gridato la richiesta di liberazione del Panchen Lama, Wangchen, un ragazzo di vent’anni, è stato arrestato nei pressi di un monastero nella contea di Sershul. A riportarlo è Radio Free Asia, che racconta di altri tre arresti a individui considerati complici di Wangchen. Finora, solo uno è stato rilasciato, in quanto “fisicamente disabile e incapace di parlare”. Wangchen, Lobsang e Yonten, invece, sono ancora detenuti.

I dettagli della vicenda

Ci troviamo nella prefettura autonoma tibetana di Kardze, precisamente in un monastero nella contea di Sershul. Qui, il 29 aprile scorso, Wangchen avrebbe iniziato a recitare preghiere e a urlare slogan di liberazione del Panchen Lama. Tutto questo “durante una cerimonia di offerta ed esposizione di bandiere di preghiera sulla collina dietro il monastero”, come rivela una fonte anonima a RFA. Il giovane avrebbe “gridato slogan chiedendo la liberazione del Panchen Lama” così da farlo riunire con il Dalai Lama in Tibet. Dunque, la vicenda è abbastanza complessa, in quanto – stando al racconto dei testimoni – sarebbe stato solo il ventenne a compiere tali gesta, senza complici.

Prima dell’accaduto, alcuni tibetani raccontano di aver provato a dissuadere Wangchen dai suoi propositi, ma senza riuscirvi. Secondo la testimonianza anonima di RFA, il ragazzo avrebbe agito in nome degli “oltre 150 tibetani che si sono già auto-immolati“. Stando alle ultime notizie, “Wangchen e gli altri due sono detenuti al Tribunale del Popolo a Sershul“.

Chiedere la liberazione del Panchen Lama: perché?

Il Panchen Lama è la seconda maggiore carica spirituale del Buddhismo tibetano. Nel 1995 il XIV Dalai Lama ne riconobbe, come XI reincarnazione del precedente Panchen Lama, Gedun Choekyi Nyima, nato a Lhari, in Tibet, il 25 aprile 1989. Il piccolo fu fatto sparire, pochi giorni dopo la nomina dalle autorità cinesi. Al suo posto, il Partito nominò un Panchen Lama di regime, tale Gyaltsen Norbu, figlio di funzionari del Partito. Con lo scopo abbastanza chiaro dell’RPC di operare maggiore controllo nelle questioni religiose buddiste.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante