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Tashi Wangchuk, PEN America: “Rilasciate l’attivista della lingua tibetana”

Tashi Wangchuk, PEN America chiede il rilascio del difensore della lingua tibetana aref international onlus

Il caso di Tashi Wangchuk si arricchisce di un nuovo capitolo. PEN America, associazione di scrittori e letterati, ha indirizzato una lettera aperta al numero uno della Cina Xi Jinping. Nella nota si chiede il rilascio dell’attivista della lingua tibetana. Attualmente, infatti, Tashi Wangchuck è in carcere in Cina con l’accusa di aver diffuso sentimenti separatisti.

Tashi Wangchuk, PEN America prende posizione

Nella lettera quasi mille scrittori, linguisti e sostenitori dei diritti linguistici si dicono “profondamente preoccupati che l’arresto e il processo di Tashi Wangchuk siano stati contrassegnati da una mancanza di un giusto processo, incluso il fatto che, secondo quanto riferito, Tashi è stato torturato prima del suo processo”.

“Inoltre – aggiungono – vorremmo sottolineare che la pacifica difesa di Tashi Wangchuk è coerente con la Costituzione cinese e le sue leggi nazionale, nonché il diritto internazionale”. Insomma, “Tashi Wanchuk non ha commesso alcun crimine conoscibile”.

Infine, i firmatari si rivolgono direttamente a Xi Jinping: “Crediamo che il diritto di tutti di apprendere, insegnare e sviluppare la propria lingua madre debba essere protetto. Pertanto, chiediamo al governo della Repubblica popolare cinese di rilasciare Tashi Wangchuk e di onorare i propri obblighi nazionali e internazionali”. Oltre al fatto di “sostenere i diritti delle minoranze etniche e di apprendere e sviluppare le proprie lingue parlate e scritte”.

Breve storia di Tashi Wangchuck

Tashi Wangchuk nasce nel 1985 a Kyegudo, prefettura autonoma tibetana Yulshul, della provincia del Qinghai. Il suo attivismo per la difesa del Tibet si è espresso fin da subito nella promozione della lingua tibetana nelle scuole. La sua attività lo porterà nel 2015 a realizzare un documentario tematico per il New York Times, che sarà usato nel 2018 come elemento processuale per condannarlo a cinque anni di reclusione. Il 2020 segna il suo quarto anno di detenzione, in quanto l’arresto risale al 27 gennaio 2016.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante

Foto Asia News