Protesta a Berna contro la nuova Legge sull’Unità Etnica della RPC (14/08/26)

Più di 200 tibetani e sostenitori si sono riuniti venerdì 14 agosto vicino al Parlamento svizzero a Berna per una manifestazione pacifica di protesta contro l’intensificarsi delle politiche di assimilazione cinesi in Tibet. La manifestazione ha anche commemorato il 44° giorno dall’autoimmolazione dell’attivista tibetano Lobga Rangzen.

La manifestazione è stata organizzata congiuntamente dalla comunità tibetana in Svizzera e Liechtenstein, dall’Associazione svizzera di amicizia tibetana (GSTF), dall’Associazione svizzera delle donne tibetane, dall’Associazione europea dei giovani tibetani e da V-TAG Svizzera.

Tra i partecipanti figuravano leader della comunità tibetana, ex parlamentari tibetani, ex rappresentanti dell’Ufficio del Tibet e rappresentanti dell’Ufficio del Tibet a Ginevra, tra cui Thinlay Chukki, rappresentante di Sua Santità il Dalai Lama, e Phuntsok Topgyal, responsabile delle attività di sensibilizzazione delle Nazioni Unite.

L’incontro ha incluso una serie di attività di solidarietà, tra cui il canto di slogan, una cerimonia di presentazione di sciarpe davanti a un ritratto di Pawo Lobga Rangzen, il canto dell’inno nazionale tibetano, un minuto di silenzio in memoria dei martiri tibetani e preghiere per la pace.

I rappresentanti di ciascuna organizzazione hanno esortato la Svizzera, le Nazioni Unite e la comunità internazionale ad adottare misure più incisive e concrete in risposta al deterioramento della situazione dei diritti umani in Tibet. La Deputata Thinlay Chukki ha criticato aspramente la legge sull’Unità Etnica, sostenendo che essa istituzionalizza ulteriormente politiche che minacciano la distinta identità culturale, linguistica, religiosa e nazionale del Tibet. “È inconcepibile che il governo cinese abbia l’audacia non solo di violare in modo flagrante le libertà fondamentali e i diritti umani dei tibetani, ma anche di legalizzare tale assimilazione attraverso una legge”, descrivendo la situazione in Tibet come un genocidio culturale. Sottolineando come la legge non colpisca solo i tibetani all’interno del Tibet, ma anche tutti coloro che hanno sostenuto e appoggiato la lotta per la libertà in Tibet. Ha poi esortato la comunità internazionale ad adottare misure urgenti e concrete per garantire che i diritti umani dei tibetani siano rispettati e protetti in conformità con il diritto internazionale, sollecitando le Nazioni Unite ad adottare provvedimenti concreti per indagare sulla situazione dei diritti umani in Tibet. Ha inoltre rivolto un appello al governo svizzero affinché intensifichi la pressione diplomatica sulla Cina per garantire il rispetto del diritto internazionale e dei trattati di cui è parte. A nome della comunità tibetana, Chukki ha espresso apprezzamento al Dipartimento federale degli affari esteri svizzero per aver preso atto degli appelli tibetani e per aver manifestato seria preoccupazione per la situazione in Tibet.

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Traduzione e adattamento, M. Bellaterra