Condanna alla legislazione cinese sull’assimilazione etnica (28/06/26)

lI 27 giugno, un gruppo di 151 organizzazioni tibetane ha rivolto un appello ai ministri degli esteri di 14 paesi e all’Unione Europea affinché si oppongano alla “Legge sull’unità e il progresso etnico” cinese, definendola un “attacco diretto ai diritti fondamentali, all’identità e al futuro del popolo tibetano”. La lettera è indirizzata ed è stata inviata ai ministri degli esteri di Argentina, Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Messico, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Europea.

Mentre i parlamentari dei tre paesi baltici di Estonia, Lettonia e Lituania hanno chiesto una condanna a livello europeo di tale legge, lanciando anciato il loro appello durante una conferenza, come riportato dalla Società Internazionale per i Diritti Umani (ISHR), con sede in Germania, il 27 giugno. La società ha affermato che la legge sancisce l’assimilazione forzata di tibetani, uiguri e mongoli, tra gli altri.Nonostante il titolo, si tratta di una legge penale che impone alle minoranze etniche della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di uniformarsi alla cosiddetta maggioranza Han del paese in termini di lingua, cultura e mentalità. Il gruppo ha affermato che l’eurodeputato olandese Jan Paternotte e il membro del Bundestag tedesco e sottosegretario parlamentare Michael Brand hanno appoggiato l’appello, così come l’attore statunitense Richard Gere in qualità di presidente della Campagna internazionale per il Tibet (ICT). Facendo notare che il Parlamento europeo aveva già condannato la legge il 30 aprile 2026, è stato sollecitato un maggiore coordinamento dell’UE sulla politica relativa al Tibet, compresa l’istituzione di un rappresentante speciale dell’UE per il Tibet.

Sebbene la legge entri formalmente in vigore il 1° luglio, la politica su cui si basa è già in atto da decenni con un nuovo impulso dopo l’ascesa al potere del presidente Xi Jinping nel 2012 che ha richiamato costantemente la sinizzazione delle regioni della Repubblica Popolare Cinese abitate da minoranze etniche.

Questo è quanto afferma la lettera: “La nuova legge fornisce a Pechino un quadro giuridico per intensificare la sua campagna di assimilazione forzata, limitando l’uso della lingua tibetana, frenando la libertà religiosa, sopprimendo le pratiche culturali e penalizzando le pacifiche espressioni dell’identità tibetana”.

I gruppi hanno espresso preoccupazione per il fatto che la legge imponga ai genitori di educare i figli ad amare il Partito Comunista Cinese, che dia priorità al cinese mandarino nell’istruzione e nella vita pubblica, che imponga l’integrazione sociale guidata dallo Stato e che inasprisca le pene per le azioni ritenute una minaccia all’unità etnica. Affermando inoltre che la legislazione consenta alle autorità di regolamentare ciò che le famiglie tibetane insegnano riguardo alla loro storia, cultura, religione e identità. Le associazioni hanno sottolineato il fatto che sono stati istituiti collegi residenziali per educare almeno un milione di bambini tibetani separati dalle loro famiglie e comunità. Sottolineando come in queste scuole i bambini vengono istruiti principalmente in mandarino, scoraggiati dal praticare la propria religione e sottoposti a indottrinamento politico, comprese esercitazioni di stampo militare e programmi patriottici volti a promuovere la lealtà al Partito Comunista Cinese e al Presidente Xi. La lettera aperta esorta i ministri degli esteri a usare la loro influenza diplomatica per fare pressione sulla Cina affinché abroghi questa legge e tuteli i diritti del popolo tibetano sottolineando come “Il silenzio della comunità internazionale equivarrebbe ad acquiescenza all’erosione della distinta identità culturale, linguistica e religiosa del Tibet” e richiedendo “un’azione diplomatica coordinata prima che la legge entri in vigore il 1° luglio”.