Il TYC lancia uno sciopero della fame dopo l’insoddisfacente risposta dell’ONU all’autoimmolazione (19/07/2026)

Il Tibetan Youth Congress (TYC) ha avviato il 19 luglio 2026 da Dharamsala, in India, una campagna mondiale di scioperi della fame a catena e altre iniziative di protesta per chiedere maggiore attenzione internazionale sulla situazione del Tibet. La mobilitazione è dedicata alla memoria di Lobga Rangzen, attivista per l’indipendenza del Tibet morto il 2 luglio dopo essersi dato fuoco davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York.

La prima fase della protesta si svolgerà a Dharamsala fino al 20 agosto, in concomitanza con il 49° giorno dalla morte di Rangzen, per poi proseguire a Nuova Delhi, davanti al quartier generale dell’ONU a New York e, successivamente, in oltre 40 sezioni del TYC distribuite in circa 20 Paesi. Oltre agli scioperi della fame, la campagna prevede veglie a lume di candela, manifestazioni pubbliche, iniziative di sensibilizzazione, attività diplomatiche e altre forme di protesta non violenta.

Il TYC sostiene che il gesto di Rangzen rappresenti un appello alla coscienza della comunità internazionale affinché non ignori la situazione del Tibet, che l’organizzazione continua a definire una nazione occupata. Tra le principali richieste avanzate figurano:

  • una presa di posizione formale delle Nazioni Unite sulla morte di Rangzen e sul deterioramento della situazione dei diritti umani in Tibet;
  • un maggiore coinvolgimento del Segretario Generale dell’ONU, dell’Alto Commissario per i Diritti Umani e degli altri organismi competenti;
  • la richiesta alla Cina di consentire un accesso libero al Tibet a esperti ONU, osservatori indipendenti e giornalisti internazionali;
  • il rilascio di tutti i prigionieri politici tibetani, compreso Gedhun Choekyi Nyima, riconosciuto dai tibetani come l’11° Panchen Lama;
  • il riconoscimento del diritto del popolo tibetano all’autodeterminazione.

La protesta è rivolta anche contro la nuova Legge cinese sull’Unità Etnica e il Progresso, entrata in vigore il 1° luglio, che il TYC considera uno strumento di assimilazione forzata. Capace di favorire la soppressione della lingua e della cultura tibetana, il controllo delle istituzioni religiose, la riscrittura della storia, la distruzione del patrimonio culturale e l’inserimento dei bambini tibetani in collegi statali lontani dalle proprie famiglie. Il TYC chiede quindi l’abrogazione della legge.

L’organizzazione ha inoltre criticato il portavoce del Segretario Generale dell’ONU, Stéphane Dujarric, per aver definito i tibetani una “minoranza” della Cina, sostenendo che questa definizione legittimi la narrativa di Pechino e neghi la distinta identità nazionale del Tibet.

Sul piano internazionale, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha ribadito il proprio sostegno alla tutela della cultura, della lingua e della religione tibetane, invitando la Cina a riprendere un dialogo diretto con il Dalai Lama, i suoi rappresentanti e i leader tibetani democraticamente eletti per raggiungere una forma di autonomia significativa. Un portavoce statunitense ha inoltre osservato che alcune agenzie delle Nazioni Unite si sarebbero allontanate dalla loro missione originaria di difesa dei diritti umani.

Va sottolineato che, come di consueto, la Repubblica Popolare Cinese respinge tali accuse, sostenendo che le proprie politiche in Tibet sono volte a promuovere l’unità nazionale, la stabilità, lo sviluppo economico e l’uguaglianza tra i gruppi etnici, e nega di perseguire politiche di repressione culturale o religiosa.

Traduzione e adattamento by Giulia Rodonò

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