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Guru Nanak: celebrato il 550esimo anniversario della nascita

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Il 10 novembre, presso il Bhai Vir Singh Sahitya Sadan (BVSSS, Nuova Delhi, India), si sono svolte le celebrazioni per il 550esimo anniversario della nascita di Guru Nanak, mistico indiano e fondatore del sikhismo. Alla celebrazione ha preso parte il Dalai Lama.

Guru Nanak: alcuni degli ospiti

Prima dell’incontro ufficiale, come riporta dalailama.com, il Dalai Lama ha incontrato Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, il quale ha ringraziato la figura religiosa per l’uso che fa del social network. Lo scambio tra i due si è protratto, poi, sul rapporto tra India e Tibet e sull’importanza di “esprimere affetto e rispetto” in favore dell’importanza di fare comunità. Inoltre, il Dalai Lama è stato accolto dal Direttore del Bhai Vir Singh Sahitya Sadan, il Dr. Mohinder Singh, e dal Presidente, ex Primo Ministro dell’India, Dott. Manmohan Singh, con il dono di un piccolo albero.

Brijinder Nath Goswamy racconta Guru Nanak

Brijinder Nath Goswamy, critico d’arte indiano, è stato l’oratore principale della manifestazione, raccontando ampiamente la figura di Guru Nanak. In particolare, Brijinder Nath Goswamy ha sottolineato quanto Guru Nanak abbia “enfatizzato l’importanza della verità quando ha affermato che la verità non invecchia mai, la verità sopravvive e la verità porta all’illuminazione“.

Inoltre, Brijinder Nath Goswamy ha mostrato diversi disegni e dipinti raffiguranti vari aspetti della vita di Guru Nanak, ponendo attenzione su una storia in particolare, nella quale veniva rimproverato durante il suo pellegrinaggio alla Mecca per aver dormito con i piedi puntati contro la Kaaba. In quell’occasione, la replica di Guru Nanak fu la seguente: “Mostrami dovunque i miei piedi non saranno puntati verso Dio“.

Le parole del Dalai Lama

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Ph Tenzin Choejor

È un grande onore per me essere qui – ha commentato il Dalai Lama durante le celebrazioni -. Anche se non conosco tutti i dettagli della vita, ho una grande ammirazione per Guru Nanak. Sono particolarmente colpito dal fatto che qualcuno proveniente da una formazione indù come la sua abbia fatto un pellegrinaggio alla Mecca per esprimere il suo rispetto per un’altra tradizione religiosa. Ciò riflette la tradizione indiana di lunga data di diverse religioni che vivono insieme in armonia“.

Comuni a diverse tradizioni spirituali indiane – ha aggiunto il Dalai Lama – sono le pratiche per coltivare una mente con la calma e le intuizioni derivanti dalla meditazione analitica. Queste pratiche hanno portato a una comprensione completa del funzionamento della mente e delle emozioni che portano alla loro trasformazione e al conseguimento della pace interiore. Questa è una parte fondamentale dell’eredità della civiltà indiana e Guru Nanak, come Mahavira e il Buddha prima di lui, era un prodotto di tale tradizione indiana“.

Dalai Lama: “La religione è ancora rilevante?”

Il discorso del Dalai Lama si è poi spostato sull’attualità, concentrandosi sull’impegno odierno della religione: “Recentemente ho preso parte a una conferenza di monaci buddisti e quando è arrivato il mio turno, ho detto che preferivo essere sincero e informale. Ho chiesto di considerare, quando vediamo il conflitto sorgere in nome della religione, se, nel ventunesimo secolo, la religione rimane rilevante o meno. Ho chiesto perché affrontiamo ancora questi problemi. Il mio suggerimento era che l’educazione moderna è focalizzata su obiettivi materiali e conduce a uno stile di vita materialistico, con il risultato che le persone non sanno come raggiungere la pace della mente“.

Quel che è peggio – ha continuato – è che, anche se stiamo godendo la pace qui, in Siria e in Afghanistan le persone si uccidono a vicenda nel nome della religione, i bambini muoiono di fame in posti come lo Yemen e il divario tra ricchi e poveri diventa sempre più grande. Quando i nostri fratelli e sorelle umani soffrono in questo modo, come possiamo rimanere indifferenti? La radice del problema è una mancanza di compassione. Che ci sia o meno un Dio come credono alcune religioni, ciò che gli esseri umani fanno è importante. E la qualità di ciò che fanno dipende dalla loro motivazione, ed è per questo che dobbiamo imparare come coltivare una mente compassionevole“.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante