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Hebei: quattro sacerdoti sono stati portati via dalla polizia perché rifiutavano l’iscrizione all’Associazione patriottica cinese

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Qualche giorno fa, quattro sacerdoti della comunità sotterranea della diocesi di Zhangjiakou (nell’Hebei) sono stati scortati via dalle loro chiese per mano della polizia. Il motivo? Hanno sempre rifiutato l’iscrizione all’Associazione patriottica, nata con lo scopo di realizzare una Chiesa indipendente dalla Santa Sede di Roma.

Quattro sacerdoti: i dettagli

I sacerdoti presi dalle forze dell’ordine sono p. Zhang Guilin, p. Wang Zhong, p. Su Guipeng e p. Zhao He. I primi due appartengono alla diocesi di Xiwanzi, gli altri invece a quella di Xuanhua. Entrambe, però, sono sotto la diocesi di Zhangjiakou, formata espressamente dal Governo cinese.

Come riporta asianews.it, i funzionari religiosi sono stati portati “forse in qualche albergo per essere indottrinati sulla politica religiosa del Governo“. Invece, per quanto riguarda p. Zhao He, sarebbero scattati gli arresti domiciliari, anche lui sotto indottrinamento. Come è stato più volte sottolineato in passato, infatti, in Cina sono presenti circuiti di educazione al patriottismo che coinvolgono soprattutto figure attive nella religione, come i monaci tibetani.

In generale, però, molti sacerdoti sotterranei sarebbero disposti a farsi censire dalle autorità, ma non vogliono iscriversi all’Associazione patriottica, in virtù di una Lettera ai cattolici di Benedetto XVI, che giudicava “inconciliabile” lo statuto dell’ente con la dottrina cattolica.

Persecuzioni che non si fermano

Non solo nell’Hebei, ma anche nell’Henan, il numero di comunità religiosa impossibilitate a radunarsi continua a crescere. Si registrano casi di distruzione di croci e decorazioni degli edifici sacri, sempre in nome della sinicizzazione. In pratica, Xi Jinping, leader politico della Repubblica popolare cinese, vuole sottomettere la fede cattolica alla cultura locale.

Il caso più recente si è registrato nella chiesa di Shangcai (Henan). La croce del campanile è stata distrutta assieme alle guglie dell’edificio. A oggi, la sede è stata sigillata e non è possibile usarla come luogo di culto.

Cina-Vaticano: l’accordo è nullo?

Nel settembre scorso, Cina e Vaticano stipulavano un accordo sulle nomine dei vescovi in casa asiatica. In particolare, la stretta di mano riconosceva il papa come capo della Chiesa cattolica anche in terra cinese. Nonostante ciò, però, l’Associazione patriottica non arresta la sua campagna discriminatoria, obbligando i sacerdoti sotterranei non iscritti ad aderire all’ente.

Subito dopo l’accordo, in una Lettera, Papa Francesco si rivolse ai cattolici cinesi con parole di grande speranza: “Da parte mia, ho sempre guardato alla Cina come a una terra ricca di grandi opportunità e al Popolo cinese come artefice e custode di un inestimabile patrimonio di cultura e di saggezza, che si è raffinato resistendo alle avversità e integrando le diversità, e che, non a caso, fin dai tempi antichi è entrato in contatto con il messaggio cristiano. […] L’Accordo Provvisorio siglato con le Autorità cinesi, pur limitandosi ad alcuni aspetti della vita della Chiesa ed essendo necessariamente perfettibile, può contribuire – per la sua parte – a scrivere questa pagina nuova della Chiesa cattolica in Cina. Esso, per la prima volta, introduce elementi stabili di collaborazione tra le Autorità dello Stato e la Sede Apostolica, con la speranza di assicurare alla Comunità cattolica buoni Pastori“.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante