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Hong Kong, Cina, legge di sicurezza nazionale e proteste: cosa succede?

bandiera hong kong sventola durante proteste

Le proteste del 2019 scatenate a causa della discussa legge sull’estradizione sembravano aver mostrato la coesione del popolo di Hong Kong contro il polo “un Paese, due sistemi”, ma qualcosa si è nuovamente rotto. In queste ultime settimane, infatti, un’altra problematica legge imbracciata dalla Cina sta mettendo a repentaglio la libertà del popolo dell’ex colonia britannica. Sono diversi i fatti che si sono susseguiti, perciò facciamo una cronistoria su cosa succede a Hong Kong.

28 maggio, Cina: legge di sicurezza nazionale per Hong Kong

La prima data da tenere a mente è, appunto, il 28 maggio 2020. Il Coronavirus non è più l’unico argomento delle cronache mondiali, così i governi hanno rimesso mano ad altre questioni. Per il Parlamento cinese (Assemblea nazionale del Popolo) ha significato la decisione di redigere nel futuro prossimo una legge di sicurezza nazionale per Hong Kong che, secondo quanto affermato da 86 gruppi mondiali, limiterebbe espressione e libertà del popolo locale.

Un testo sulla nuova normativa ancora non c’è, tuttavia secondo i critici l’Anp punta alla prevenzione di attività quali “sovversione, secessione, terrorismo e collaborazione con forze straniere” (AsiaNews). In particolare, per sovversione è intesa su chi mina il potere o l’autorità del governo centrale. Per secessione, invece, su chi si allontana dal Paese. Mentre, poi, per terrorismo chi usa la violenza o l’intimidazione contro le persone. Infine, la collaborazione con forze straniere riguarda chi interferisca con gli affari della città.

La parlamentare Elsie Leung, inoltre, ha affermato che la legge potrebbe essere retroattiva e potrebbe prevedere delle estradizioni in Cina per sottoporre hongkonghesi a processi di varia natura.

28 giugno: cominciano le discussioni sulla legge di sicurezza per Hong Kong

Così, la National People’s Congress Standing Committee è stata incaricata dalla Cina di adottare e votare la legge “nei prossimi giorni” e che è “in fase di avanzamento rapido” (Hong Kong Free Press).

Per questo motivo, il 28 giugno c’è stata una seconda riunione del comitato che ha esaminato il progetto di legge, forte del fatto che il Partito comunista cinese considera questa norma necessaria per fermare i disordini politici.

Intanto a Hong Kong, sempre durante il 28 giugno, i cittadini hanno usato l’arma della disobbedienza civile non violenta. Come riporta Open, centinaia di persone hanno “marciato in silenzio” da Jordan a Mong Kong (distretto di Kowloon). Ma durante l’iniziativa, sono stati arrestati 50 manifestati per aver partecipato dopo che una più grande prevista per il 1° luglio era stata vietata per prevenire i contagi da Coronavirus.

30 giugno: la Cina approva la nuova legge

Le proteste da parte del popolo di Hong Kong non hanno fermato la macchina cinese, che il 30 giugno scorso ha approvato questa controversa legge sulla sicurezza nazionale, che entrerà in vigore dal 1° luglio 2020 (anniversario in cui la Gran Bretagna ha consegnato l’isola alla Cina).

Il testo non viene reso noto, ma i timori sembrano essere confermati: estradizione per processi in Cina e conseguenze (fino all’ergastolo) per atti di sedizione, sovversione e secessione (Internazionale).

L’applicazione della normativa ha causato un effetto domino devastante persino nella politica dell’ex colonia britannica. L’organizzazione prodemocrazia Demosisto, infatti, si è sciolta per protesta e “date le circostanze”, come scrivono su Twitter.

Poco prima, l’annuncio era arrivato da diversi leader del gruppo, tra cui anche Joshua Wong, il quale ha spiegato su Twitter che “la città sarà trasformata in uno stato di polizia segreta” e ha chiesto alla comunità internazionale di “continuare a parlare a favore di Hong Kong e intensificare gli sforzi per difendere il nostro ultimo pezzo di libertà”.

2 luglio: Nathan Law lascia Hong Kong

Un altro volto familiare alle cronache internazionali è il 26enne Nathan Law, fondatore del movimento Demosisto insieme a Wong, il quale però ha deciso di lasciare l’ex colonia britannica. Lo ha annunciato su Twitter, spiegando in un lungo thread le motivazioni del gesto e non specificando la destinazione.

3 luglio: il primo incriminato contro la nuova legge di sicurezza

E intanto, come riportano Rai News e Repubblica, il 3 luglio ci sarebbe stata la prima persona incriminata per aver violato la nuova legge di sicurezza nazionale: si tratta del 23enne Tong Ying-kit, il quale avrebbe sventolato una bandiera con scritto “Liberare Hong Kong, la rivoluzione del nostro tempo” mentre guidava una moto di fronte a un gruppo di agenti.

7 luglio: Hong Kong ora, le prese di posizione dei social e la censura dei libri

Veniamo, poi, a ieri. Durante le giornate precedenti le proteste non si sono fermate, e hanno caratterizzato la quotidianità dell’isola britannica. Ad esempio, come riporta La Stampa, i manifestanti sono tornati in piazza con cartelli bianchi, mentre in alcuni negozi sono apparsi poster di propaganda dell’epoca maoista.

Intanto, diversi social network hanno preso una netta posizione in favore di Hong Kong. Facebook e Telegram si sono rifiutati di “processare richieste di dati relative a utenti di Hong Kong fino a quando non si sarà raggiunto un consenso internazionale sui cambiamenti politici in corso nella città” (La Stampa). Anche Google e Twitter hanno deciso di sospendere la condivisione dei dati alle autorità locali (BBC), così come Zoom (Hong Kong Free Press).

Anche Whatsapp ha fatto sapere che non fornirà i dati degli utenti alle autorità di Hong Kong. “Crediamo che la libertà d’espressione sia un diritto umano fondamentale e sosteniamo il diritto delle persone di esprimersi senza paura”, ha detto un portavoce dell’azienda (Tgcom24). TikTok, invece, ha bloccato il servizio sull’isola a casa dei “recenti eventi” (Tgcom24).

Il quadro non è proprio roseo, e un’altra notizia ne aggrava il dipinto. L’amministrazione locale, infatti, ha chiesto alle proprie autorità di far sparire qualsiasi libro che possa violare la nuova legge sulla sicurezza nazionale (Tgcom24).

Infine, sempre ieri, la governatrice dell’isola Carrie Lam ha implementato alcuni poteri alla polizia in linea con la nuova legge sulla sicurezza. Come racconta il Corriere del Ticino, infatti, il capo esecutivo di Hong Kong ha disposto che la polizia locale potrà pretendere la rimozione di qualsiasi informazione pubblicata su internet, limitare gli spostamenti, congelare i conti in banca, intercettare telecomunicazioni di persone sospette e perquisire proprietà privare senza mandato.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante