English
Italiano

Bodhgaya: gli insegnamenti di Manjushri del Dalai Lama, tra le restrizioni cinesi nei confronti dei pellegrini

insegnamenti manjushri-dalai lama-cina-tibet-aref international onlus

Dalla fine di dicembre 2018 il Dalai Lama ha tenuto a Bodhgaya (città dell’India situata nel distretto di Gaya) un ciclo iniziazioni e di insegnamenti. All’evento ha partecipato una folla di circa 15.000 persone tra monaci, monache e fedeli provenienti da una settantina di Paesi. Gli insegnamenti di Manjushri sono iniziati con il commentario al testo “Le trentasette pratiche del Bodhisattva” cui è seguita la cerimonia per generare la mente del risveglio e per prendere i voti di bodhisattva.

Nelle giornate successive, il Dalai Lama ha poi conferito l’iniziazione di Vajrabhairava Eroe Solitario (aspetto irato del Bodhisattva Manjushri, il cui nome in sanscrito significa “Distruttore del Signore della Morte”). E, dopo le meditazioni e le procedure preparatorie, ha conferito altresì l’iniziazione di Manjushri Corpo del Mandala e di Manjushri Segreto. Il Dalai Lama ha sottolineato come questo ciclo di insegnamenti sia unico nel lignaggio Geluk e comprenda il guru yoga, la sadhana di Manjushri, i sutra e le benedizioni. Manjushri, nel buddhismo Vajrayana, è considerato il Bodhisattva della Saggezza, quindi principio di saggezza di tutti i Buddha.

Dalai Lama: “il Buddha è un sentiero verso la perfezione”

Iniziando il discorso sul Bodhisatva (termine che letteralmente significa “essere di illuminazione”), il Dalai Lama ha sottolineato come “l’ignoranza della verità è la causa della via di tutte le miserie“, come riporta Hindustantimes.com. “Prima ucciditi e dimentica i tuoi dolori per pensare agli altri. Fino a quando non esci da te stesso non puoi mai liberarti di rabbia, tentazione, sesso, avidità e povertà. Finché non ti sbarazzi di questi vizi non puoi entrare nelle 37 pratiche per raggiungere il Bodhisatva, la perfezione ultima per diventare Buddha“. Inoltre, il Dalai Lama ha sottolineato che Buddha “non ha mai chiesto ai suoi seguaci di imitarlo e fare ciò che sta facendo. Ma affermò di essere solo un sentiero e una torcia per salvare coloro che giacevano nella profonda oscurità. Ci ha mostrato il percorso e ci ha chiesto di andare aventi verso la perfezione“.

Un pensiero al Tibet e agli indiani

Nel corso delle giornate sono sorte alcune preoccupazioni in merito allo stato di salute dello stesso leader buddista. “Il Dalai Lama voleva partire per Kalchakra Maidan alle 8:15 per il suo discorso – ha detto a Telegraphindia.com Amji Baba, il monaco del monastero di Gaden Phelgyeling -, ma improvvisamente ha iniziato a sentirsi stanco e malato. Così ha cambiato idea e ha deciso di riposare“. L’allarme è poi rientrato, consentendo il proseguire degli insegnamenti: “Ci sono diversi modi per preparasi a dare cicli di insegnamenti come questo – riporta Dalailama.com -. Puoi fare riti preparatori per tutte le autorizzazioni contemporaneamente e puoi dare le autorizzazioni una dopo l’altra, oppure puoi prepararti per ciascuna autorizzazione separatamente prima di darla“.

Durante gli insegnamenti, il Dalai Lama ha affrontato anche la questione tibetana: “Tutti noi, persone e divinità, abbiamo la responsabilità di lavorare per la causa del Tibet“. Inoltre, ha parlato del legame stretto tra indiani e tibetani. “A volte – si legge sempre su Dalailama.comstuzzico gli amici indiani, in quanto la residenza permanente del loro dio Shiva sul Monte Kailash si trova in Tibet, quindi è uno di noi, e il fiume Gange, così sacro per gli indiani, sorge in Tibet. Allo stesso tempo, i tibetani seguono Buddha Shakyamuni, il grande saggio, che era un indiano. Ciò che indica è il legame speciale tra indiani e tibetani“.

Insegnamenti di Manjushri: controlli serrati da parte delle autorità cinesi

Le autorità della Cina hanno incrementato i controlli nei confronti dei tibetani intenti a recarsi a Bodhgaya. Come riporta RFA.org, per voce anche di una fonte anonima, gli accertamenti serrati delle autorità avrebbero bloccato principalmente i pellegrini che viaggiavano in Nepal verso l’India. Così facendo, il numero dei partecipanti al ciclo di insegnamenti Manjushri si è notevolmente ridotto rispetto agli anni precedenti.

Tra le restrizioni più comuni nei confronti dei tibetani, vi è il rifiuto di concedere nuovi passaporti e la confisca di quelli già rilasciati, come ha sottolineato un tibetano che vive nella provincia di Qinghai, nord-ovest della Cina: “Per noi, l’inverno è un buon momento per andare in pellegrinaggio dal Tibet ai luoghi sacri buddisti in India, Nepal e Buthan. Ma rispetto agli anni passati, il numero è diminuito. Altri tibetani che hanno comprato i biglietti aerei e sono andati all’aeroporto di Chengdu sono stati individuati ai posti di controllo. E se i funzionari cinesi esaminano i passaporti e trovano nomi e numeri cancellati, dicono che i titolari degli stessi non possono attraversare i confini internazionali e li rimandano a casa“.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante