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Xi Jinping a Roma a fine marzo (anche) per il 5G. Preoccupazione Lega: si eserciti il golden power

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Xi Jinping a Roma il 22 marzo 2019, secondo quanto diffuso da Eastwest.eu. Il Segretario generale cinese sarà in Italia per approfondire i legami commerciali con il Bel paese.

Cosa farà Xi Jinping a Roma

La notizia di un possibile arrivo di Xi Jinping a Roma era nell’aria già qualche giorno. Ciò confermerebbe l’ottimo rapporto instauratosi tra Cina e Italia, iniziato qualche mese fa al China International Import Expo. Evento ricordato più per la gaffe del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio (che lo ha chiamato più volte “Ping”) e meno per i possibili accordi riguardanti la Nuova Via della Seta, vero nodo cruciale economico dalle molteplici insidie finanziarie. Inoltre, Xi Jinping firmerà il legal framework del memorandum of understanding, un documento riguardante vari settori commerciali, dall’economia alla finanza, per passare dalla cultura alla ricerca.

Il via alla tecnologia 5G

Si presume che il lavoro di Xi Jinping a Roma coinciderà anche con l’avvio alla sperimentazione della tecnologia 5G a Milano, L’Aquila, Bari, Prato e Matera. Per la quale il ministro Di Maio ha già istituito il Centro di valutazione e certificazione nazionale (Cvcn) presso l’Iscti (Istituto Superiore delle Comunicazioni e Tecnologie dell’Informazione), organo che si occuperà di verificare “le condizioni di sicurezza e dell’assenza di vulnerabilità di prodotti, apparati, e sistemi destinati ad essere utilizzati per il funzionamento di reti, servizi e infrastrutture strategiche, nonché di ogni altro operatore per cui sussiste un interesse nazionale”, come afferma il Mise.

L’idea ha suscitato apprensione da parte degli Stati Uniti per via di una legge costituzionale della Cina che obbligherebbe i gestori di Tlc a fornire i dati sensibili raccolti dalle società cinesi. Timori raccolti in un’interrogazione del deputato della Lega Massimiliano Capitanio della Commissione Trasporti e Tlc della Camera. In particolare, il leghista prende in esame i casi internazionali legati alla società Huawei (come l’arresto della figlia del fondatore dell’azienda Meng Wenzhou), chiedendo al Governo italiano di esercitare il golden power.

Cos’è il golden power

Il termine golden power lo abbiamo sentito già nel 2017. L’allora ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda lo evocò nella vicenda Tim-Vivendi. Come spiega Panorama.it, si tratta di “un insieme di poter speciali in mano al governo e istituti in Italia” dalla legge n. 21 del 2012, grazie alla quale si può “metter bocca nella gestione di alcune aziende strategiche di rilevanza nazionale, anche se non sono partecipate dallo Stato”. Tale potere riguarda principalmente società di telecomunicazioni, dei trasporti e d’energia. È dunque presumibile pensare che, fino alla fine di marzo, vi saranno ulteriori scontri interni tra Lega e M5S.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante