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Coronavirus, CHRD: “La Cina sta censurando giornalisti, medici e cittadini”

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La Cina starebbe censurando numerose informazioni legate al nuovo Coronavirus. La denuncia arriva dal Chinese Human Rights Defenders (CHRD), una coalizione di organizzazioni cinesi non governative e internazionali per i diritti umani.

Di fatto, in un report del 1° aprile 2020, il CHRD ha sottolineato come le autorità cinesi stiano intensificando la repressione online, “bloccando la segnalazione indipendente, la condivisione di informazioni e i commenti critici sulle risposte del governo” in merito al nuovo Coronavirus.

Per questo motivo, l’ente richiede che il governo cinese rilasci “giornalisti, cittadini e critici arrestati e ponga fine alla nuova repressione della libera espressione online”.

Coronavirus, come la Cina starebbe censurando le informazioni?

Secondo lo studio di CHRD, le violazione dei diritti umani in Cina sarebbero aumentate in seguito allo scoppio del COVID-19. Il rapporto parla di “misure draconiane” in risposta al crescente problema del nuovo Coronavirus, che includono “eliminazione di informazioni critiche online, censura dei media, punizione di medici informatori, detenzione e scomparsa di giornalisti e critici governativi indipendenti e l’espulsione di giornalisti esteri” (come accaduto al Wall Street Journal e al New York Times, ad esempio).

Inoltre, è emersa un’altra questione legata alla disinformazione governativa. Il 21 febbraio 2020, infatti, il ministero della Pubblica Sicurezza cinese ha annunciato 5.111 casi riguardanti “la fabbricazione e la diffusione deliberata di informazioni false e dannose”. Secondo la ricerca di CHRD, però, non ci sarebbero “dettagli su questi casi”.

Quali sono i dati diffusi da CHRD?

All’interno del report, CHRD spiega di aver documentato 879 casi di persone penalizzate dalla polizia “per i loro discorsi online e la condivisione di informazioni sul coronavirus”. I casi raccolti sono stati registrati tra il 1° gennaio al 26 marzo 2020, e raccolti dai media cinesi o dagli annunci del governo. Informazioni che, comunque, sono giudicate “non complete” per la “difficoltà di ottenere un accesso non filtrato” alle stesse.

la mappa delle punizioni cinesi su chi ha parlato di coronavirus
La distribuzione geografica delle punizioni perpetrate ai danni di chi ha affrontato pubblicamente l’argomento Coronavirus (fonte: CHRD)

La scoperta di CHRD riguarda soprattutto le punizioni inflitte dalla polizia a chi ha pubblicamente parlato di Coronavirus: detenzione amministrativa, detenzione criminale, sparizione forzata, multe, avvertimenti o interrogatori, confessioni forzate e rimprovero educativo.

Di seguito, invece, le motivazioni delle punizioni: diffondere informazioni, fabbricare false informazioni, causare panico, interrompere l’ordine pubblico e infrangere la privacy.

Tuttavia, nella stragrande maggioranza di questi casi (93%), la polizia ha citato “diffondere disinformazioni” e “interrompere l’ordine pubblico” come pretesto per punire i discorsi online relativi allo scoppio di COVID-19 in Cina.

Alcune persone misteriosamente scomparse dopo aver parlato del Coronavirus

Nella propria documentazione, CHRD riporta anche nomi di persone che, dopo aver affrontato pubblicamente l’argomento Coronavirus, sono misteriosamente scomparse.

Chen Quishi

Giornalista e avvocato, Chen Quishi è scomparso il 6 febbraio 2020, dopo che è stato portato via dalla polizia. Inizialmente, Chen Quishi era divenuto popolare sui social network per aver documentato le proteste di Hong Kong. Era arrivano anche a parlare di Wuhan in loco il 23 gennaio 2020.

Fang Bin

Giornalista e attivista per i diritti umani, anche Fang Bin è scomparso il 9 febbraio 2020, anche lui portato via dalla polizia. Fang Bin è un residente di Wuhan noto per aver pubblicato video online riguardanti il Coronavirus.

Li Zehua

Il 26 febbraio 2020 il giornalista ed ex conduttore Li Zehua è scomparso dopo esser stato preso in custodia dalla polizia. Anche lui era a Wuhan per documentare l’epicentro dell’epidemia.

Guo Quan

L’intellettuale Guo Quan è stato arrestato il 31 gennaio 2020 con l’accusa di “incitamento alla sovversione del potere statale” per aver parlato online dell’epidemia di Coronavirus. Al momento, è detenuto nel centro n.2 di Nachino.

Xu Zhiyong

L’avvocato attivista Xu Zhiyong è scomparso il 15 febbraio 2020. Successivamente, è stato confermato che è stato arrestato con l’accusa di “incitamento alla sovversione del potere statale”. Lo studioso aveva pubblicato un saggio online nel quale critica fortemente il modus operandi della Cina contro il Coronavirus.

Ren Zhiqiang

Il magnate Ren Zhiqiang è scomparso il 12 marzo 2020 dopo aver scritto un saggio intitolato “Le vite sono state danneggiate sia dal virus che dalla malattia del sistema politico”.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante