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# DIRITTI A TESTA ALTA. Manifestazione a Roma e fiaccolata di fronte al Colosseo

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Oggi (10 dicembre, nda), in oltre 80 città d’Italia, si sono svolte numerose manifestazioni per il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Tra i promotori principali dell’evento figurano Amnesty International, Emergency, Caritas, ActionAid e Oxfam.

Diritti a testa alta: la manifestazione a Roma

A Roma, di fronte al Colosseo –  illuminato da una proiezione dell’art. 1 della Dichiarazione, “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” –  l’Associazione AREF International Onlus, l’Associazione Italia Tibet, la Comunità Tibetana in Italia e l’Associazione delle Donne Tibetane in Italia hanno dato voce e luce alla causa del Tibet, sfilando tra la folla con la bandiera ufficiale tibetana.

Moltissime le persone che hanno preso parte all’iniziativa, con le bandiere delle diverse organizzazioni e con candele accese recanti il logo # DIRITTI A TESTA ALTA. La manifestazione è poi proseguita con una fiaccolata dal Colosseo fino a Piazza Venezia.

Una Dichiarazione ancora incompiuta

Il 10 dicembre 1948, al Palais de Chaillot di Parigi (Francia), veniva firmata la Dichiarazione universale dei diritti umani. Un testo che, ancora oggi, riporta principi attuali e che sottolineano politiche sociali ben lontane dalla difesa della dignità umana.

Da diversi anni, noi di AREF International Onlus raccontiamo la questione tibetana, l’oppressione religiosa compiuta dal governo cinese nei confronti delle minoranze e le discriminazioni create dalla politica di Xi Jinping. Ma non sono gli unici esempi: in casa nostra basti pensare alla decisione di chiudere i porti agli immigrati provenienti dall’Africa e nazioni vicine, al sentimento di odio razziale che dilaga tra le strade nei corridoi social.

Un sentimento di disgregazione sociale molto attivo in Francia, con i gilet gialli che hanno visto spaccarsi in manifestazioni pacifiche e guerriglie urbane. Paese francese che deve fare i conti con un terrorismo quanto mai attivo, ultimo in ordine di tempo il caos generato a Strasburgo.

E poi, la Siria, il Kurdistan, lo Yemen, l’Isis, il Qatar, le denunce di violenza provenienti da ceti aristocratici e culturali, le frontiere americane caratterizzate da muri al confine con il Messico. Insomma, alla fine del 2018, sembra che tale Dichiarazione non abbia ancora sortito i suoi effetti.