Giornata internazionale dei diritti umani: Dichiarazione (10/12/25)

Presentata da ONU, UE e Ufficio per i diritti umani, Sezione di difesa del Tibet, DIIR – 10/12/2025

“La Giornata Internazionale dei Diritti Umani celebra l’adozione, nel 1948, della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un documento fondamentale che, per la prima volta, ha stabilito i diritti e le libertà fondamentali inalienabili di tutti gli esseri umani. Quest’anno, le Nazioni Unite, attraverso l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani, hanno celebrato la Giornata con il tema “Diritti Umani: la nostra essenza quotidiana”. Il tema evidenzia sia quanto profondamente i diritti umani siano radicati nella vita quotidiana, sia quanto diseguale sia la loro esperienza, in particolare nei momenti di crisi, quando l’accesso agli aiuti, alle informazioni e alla dignità diventa una questione di sopravvivenza.

In seguito al potente terremoto che ha colpito la contea di Dingri, in Tibet, il 7 gennaio 2025, causando distruzione su vasta scala, perdite di vite umane e il crollo di migliaia di case, i principi alla base della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sono stati messi a dura prova. In un momento in cui le comunità tibetane necessitavano urgentemente di assistenza umanitaria senza ostacoli, informazioni accurate e libertà di organizzare soccorsi collettivi, sono emerse segnalazioni di autorità cinesi che limitavano l’accesso all’area del disastro, trattenendo i rifornimenti di soccorso, sopprimendo le segnalazioni indipendenti e diffidando i tibetani dal condividere informazioni sulle condizioni sul campo. I sopravvissuti al terremoto e i volontari locali si sono trovati così a dover affrontare profonde perdite tra paura, censura e controllo statale.

Oltre ai momenti di disastro, simili restrizioni ai diritti fondamentali hanno continuato a plasmare la vita quotidiana in Tibet per tutto il 2025. Uno dei modi più pervasivi in ​​cui queste restrizioni si sono manifestate è stato attraverso un’intensificazione della sorveglianza digitale, con rapporti pubblicati nel corso del 2025 che documentano il monitoraggio sistematico delle attività online dei tibetani, tra cui l’uso dei social media, delle piattaforme di messaggistica e delle comunicazioni digitali, limitando di fatto lo spazio civico e la libertà di espressione nella vita quotidiana.

Una sorveglianza così pervasiva ha facilitato la presa di mira di individui a fini di pacifica espressione culturale e artistica. All’inizio di luglio 2025, due cantanti tibetani, Asang e Palchung, sono stati arrestati con la forza dalle autorità cinesi dopo aver eseguito una canzone intitolata “Il Principe della Pace” in lode di Sua Santità il Dalai Lama. Nonostante i ripetuti appelli, la posizione e le condizioni di Asang e Palchung rimangono sconosciute, causando profonda angoscia alla loro famiglia e alla comunità. In un episodio separato ma simile, Tsewang Dhonko, un monaco della stessa regione di Palchung, sarebbe stato arrestato nel luglio 2025 per aver condiviso online un’immagine del cappello cerimoniale giallo tradizionalmente associato ai Dalai Lama, come gesto simbolico per commemorare il 90° compleanno del 14° Dalai Lama. Questi casi non sono isolati, ma riflettono un modello più ampio di arresti e intimidazioni in tutto il Tibet.

Il divario tra gli impegni internazionali in materia di diritti umani e la realtà vissuta è ulteriormente evidente nelle violazioni in corso in tutto il Tibet, tra cui lo sfollamento forzato di interi villaggi per progetti idroelettrici e minerari su larga scala, lo sfratto di monaci e monache da importanti centri religiosi come Larung Gar e la distruzione di circa 300 stupa buddisti e di statue venerate nella contea di Drakgo, in Tibet. Insieme, queste azioni minano il diritto dei tibetani all’alloggio, al sostentamento e alla libertà religiosa, nonché la loro identità culturale e la vita comunitaria, in chiara contraddizione con i principi e le promesse della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Il Tibet ha ricevuto ancora una volta il punteggio più basso possibile in termini di libertà nel rapporto “Freedom in the World 2025” di Freedom House, un’organizzazione per i diritti umani con sede negli Stati Uniti. Al Tibet è stato assegnato un punteggio complessivo di 0 su 100, a dimostrazione delle gravi restrizioni ai diritti politici e alle libertà civili sotto il dominio cinese. Un’ampia coalizione di organizzazioni internazionali, organismi per i diritti umani, gruppi parlamentari e governi nazionali – tra cui il Parlamento europeo, gli Stati membri dell’UE presso le Nazioni Unite, i meccanismi delle Nazioni Unite per i diritti umani, importanti ONG e governi – ha formalmente espresso sostegno al Tibet e ha espresso serie preoccupazioni per le continue violazioni in quel Paese. Esprimiamo la nostra gratitudine per queste dichiarazioni di solidarietà e sottolineiamo l’importanza di queste voci finché i tibetani non saranno pienamente liberi di esprimere la propria identità in conformità con il diritto internazionale.

traduzione e adattamento by M.Bellaterra da: https://tibet.net/statement-on-international-human-rights-day/