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Hong Kong, il principale Fronte per la democrazia e i diritti umani si è sciolto

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Hong Kong ha perso un pezzo importante per la difesa della democrazia. Il 15 agosto 2021 il Fronte principale sorto per la difesa dei diritti umani e della democrazia dell’ex colonia britannica, il Civil Human Rights Front, ha annunciato il proprio autoscioglimento. Le cause di tale scelta, fanno sapere i referenti sui social, sono da ricercare nelle pressioni delle autorità locali (motivate dalla draconiana e retroattiva legge sulla sicurezza nazionale) e nei problemi di assembramento legati alla pandemia da Coronavirus. La notizia è arrivata pochi giorni dopo lo scioglimento del sindacato degli insegnanti, l’Hong Kong Professional Teachers’ Union (HKPTU), anche quest’ultimo sotto pressione delle autorità.

Hong Kong, CHRF: “Anche se non esistiamo più, altri continueranno”

L’annuncio della fine del CHRF non è un fulmine a ciel sereno, ma un percorso di erosione iniziato e portato avanti dalla contestata legge sulla sicurezza nazionale, che sta creando non pochi problemi a chiunque abbia partecipato alle famose manifestazioni del 2019 (si vedano i casi di Joshua Wong e Agnes Chow).

A proclamare la fine delle attività è stata una nota del Fronte pro-democrazia pubblicata su Facebook, nella quale l’organizzazione ha spiegato che “nel corso di oltre un anno, il governo ha continuamente utilizzato la pandemia come motivo per respingere le richieste di dimostrazione della CHRF e di altri gruppi: ogni gruppo membro era oppresso e la società civile stava affrontando sfide senza precedenti”.

Dietro questa decisione, però, non ci sono solo i muri innalzati dalle autorità locali, ma anche l’impossibilità di trovare qualcuno che svolgesse i compiti di segreteria dopo che l’organizzatore Figo Chan Ho-wun è stato incarcerato (proprio grazie alla legge sulla sicurezza nazionale) per 18 mesi per una protesta pro-democrazia del 1° ottobre 2019: “Senza membri che partecipano alla prossima segreteria, possiamo solo annunciare a malincuore il nostro scioglimento”.

La nota ha specificato che è stata una scelta “unanime” e che i circa 1,6 milioni di dollari di beni del Fronte saranno donati a “gruppi appropriati”. “Anche se oggi CHRF non esiste più – ha concluso il comunicato -, crediamo che diverse organizzazioni manterranno ancora le loro convinzioni, non dimenticheranno le loro intenzioni originali e sosterranno la società civile”.

Amnesty International: “Diritti di Hong Kong non più scontati”

Una perdita per i diritti umani e la democrazia di Hong Kong: è questo il sentimento comune che aleggia attorno lo scioglimento del Civil Human Rights Front. Il capo di Amnesty International China, Joshua Rosenzweig, ha dichiarato che la fine del fronte è da ricercare in una “lunga campagna per screditarla e disabilitarla attraverso una combinazione di molestie da parte della polizia e media pro-Pechino”.

“L’assalto delle autorità di Hong Kong ai diritti umani è aumentato con questi attacchi – ha poi aggiunto -. Insieme a partiti politici, media e sindacati, purtroppo ora dobbiamo aggiungere le ONG all’elenco di coloro che sono presi di mira semplicemente per svolgere il loro legittimo lavoro”.

Infine secondo Rosenzweig la scomparsa del CHRF “è un’ulteriore prova che i diritti degli hongkonghesi alla libertà di associazione, espressione e riunione pacifica non possono più essere dati per scontati sotto l’ossessione delle autorità per la sicurezza nazionale”.

Leggi anche: Hong Kong e il valore dei sindacati: oltre le proteste di strada

La storia del Civil Human Rights Front

Il Civil Human Rights Front ha lavorato per circa 20 anni con l’obiettivo di instaurare la democrazia a Hong Kong. Questa organizzazione, fondata il 13 settembre 2002, è stata l’ombrello per 48 ONG e gruppi politici, realizzando le più note manifestazioni in difesa dei diritti umani all’interno dell’ex colonia britannica.

Inizialmente, lo scopo del Fronte era contestare l’articolo 23 della Basic Law, che afferma che “emanerà leggi per vietare qualsiasi atto di tradimento, secessione, sedizione, sovversione contro il governo popolare centrale o furto di segreti di Stato, per vietare a organizzazioni o organismi politici stranieri di condurre attività politiche nella regione, e di vietare ad organizzazioni o enti politici della Regione di stabilire legami con organizzazioni o enti politici stranieri”.

Nel corso degli anni successivi, il CHRF ha messo la propria firma dietro numerose proteste di strada. In tempi recenti, dal 2003 al 2020, è stato il promotore della marcia annuale del 1° luglio. Ha inoltre organizzato diverse marce e manifestazione nel 2019 contro la legge sull’estradizione, contro la legge sulla sicurezza nazionale e per avere notizie dei 12 Youths: si dice che circa 1,7 milioni di persone abbiano aderito a queste proteste.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante

Foto di copertina: Anthony Kwan/Getty Images

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