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Perché è giusto boicottare le Olimpiadi invernali di Pechino 2022

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Il conto alla rovescia per le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 ha inizio. Dal 4 al 20 febbraio la Cina ospiterà i Giochi d’inverno, solo 6 mesi dopo quelli d’estate di Tokyo 2021, come sappiamo rinviati causa Covid. In pratica ci sono ancora meno di 365 giorni per bloccare Pechino 2022. Perché è diffuso il desiderio di cancellare le prossime Olimpiadi invernali? La riposta è abbastanza scontata, e ha la violazione dei diritti umani come minimo comune denominatore. È bene però dare approfonditamente alcuni chiarimenti (anche storici).

Da Pechino 2008 a Pechino 2022: la Cina e le violazione dei diritti umani

Storicamente parlando, le Olimpiadi estive di Pechino 2008 furono la miccia scatenante di una prima – seppur fievole – contestazione internazionale nei confronti della Cina. All’epoca, sul tavolo delle proteste, c’era la questione tibetana, la storia di un popolo oppresso ferocemente e militarmente per nascondere la faccia brutale e autoritaria di un Paese che, all’estero, voleva essere dipinto come una nazione amichevole e democratica. Tuttavia per far cadere questa maschera basta ricordare le sanguinose repressioni avvenute a Menglian il 19 luglio 2008 o il sostegno cinese al Sudan per il genocidio in Darfur.

Insomma, il 2008 fu un anno abbastanza cruciale. Da una parte la Cina voleva progettava l’espansione della propria influenza all’estero; dall’altra le minoranze erano intenzionate a urlare il male da cui venivano oppresse. In mezzo, una norma, l’articolo 50 della Carta Olimpica, la quale disciplina che non è consentito alcun tipo di manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale in luogo di interesse olimpico. E così, quell’anno, finì tutto in un enorme miscuglio di voci sussurrate e intenzioni non decifrate, che portarono sì a conoscere meglio la politica interna cinese, ma anche a idealizzare un repentino cambiamento di comportamento da parte del Paese asiatico in merito alle violazioni dei diritti umani – mai attuato.

Di fatto a uscirne vincitrice fu proprio la Cina. Lo sa bene Nithin Coca che, in un articolo per Foreign Policy dal titolo Beijing’s Olympics Paved the Way for Xinjiang’s Camps, ha criticato provocatoriamente l’Occidente del 2008, che giudicò le Olimpiadi di Pechino come l’inizio di un’inversione di marcia umanitaria da parte della Cina. Attese, in verità, mai confermate, visto che attualmente le notizie di repressioni e persino di campi di concentramento sono esponenzialmente aumentate. Come se non bastasse, in maniera abbastanza sottile, è passata l’idea che al Paese di Xi Jinping sia concesso fare qualsiasi cosa, forte della sua influenza sul piano internazionale (principalmente quello economico, si veda la Nuova Via della Seta). A conferma di ciò c’è anche la recente elezione della Cina tra il Consiglio dei diritti umani dell’ONU, che di fatto disegna grosse crepe sul multilateralismo perfetto. Oggi, quindi, Pechino 2022 diventa un importante e necessario banco di prova.

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Nel 2015 alcuni manifestanti protestarono contro la candidatura di Pechino alle Olimpiadi invernali del 2022 (Credit: account Twitter “Up The Rebels“)

Chi vuole boicottare Pechino 2022 (e quali sono le ragioni)

Boicottare – o ancora meglio, bloccare – i prossimi Giochi invernali è una richiesta (legittima) portata avanti da ben 180 ONG per i diritti umani (tra cui figura anche Aref International Onlus). Le motivazioni ovviamente riguardano sempre la questione tibetana, ma nel corso di questi ultimi 14 anni le accuse contro la Cina sono sensibilmente aumentate. Ad esempio c’è la concentrazione mediatica, politica e popolare dei fatti di Hong Kong, delle discusse leggi sull’estradizione e sulla sicurezza nazionale e sugli arresti retroattivi di Joshua Wong, Agnes Chow e di molti altri attivisti per la democrazia. Ci sono poi le parole di Nathan Law a Roma, che durante l’estate del 2020 denunciò forti influenze repressive da parte di Pechino sull’ex colonia britannica.

Abbiamo in aggiunta le gravissime violazione dei diritti umani nei confronti degli uiguri, una minoranza oggetto addirittura di tagli delle nascite attraverso sterilizzazioni. Come se non bastasse, troviamo anche la proliferazione di centri di rieducazione dove vengono rinchiuse personalità avverse al governo cinese, lontane da parenti e avvocati. Questo può accadere, per esempio, anche a chi va in giro a insegnare la lingua tibetana. C’è inoltre una questiona sanitaria e geopolitica globale dell’ultimo anno: il Covid, su cui aleggiano i sospetti che la Cina abbia ritardato la condivisione delle informazioni all’Organizzazione Mondiale della Sanità, in particolare sulla nascita e sulla diffusione di un virus pericoloso per la popolazione mondiale.

Per questi motivi lo scorso 3 febbraio alla sede del CIO a Losanna (Svizzera) ben 5 gruppi di attivisti tibetani hanno tenuto una conferenza stampa su strada per condannare la decisione del CIO di assegnare le Olimpiadi invernali alla Cina. “Ospitare i Giochi in un Paese che commette genocidio, pulizia etnica e occupazione è come legittimare questi crimini – si legge in una dichiarazione congiunta -. Nonostante la difficile situazione dei tibetani e di altri popoli occupati dalla Cina, il CIO ha scelto di ignorare il fatto che il loro ospite olimpico prescelto sta compiendo crimini atroci contro l’umanità”.

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Manifestanti in protesta contro Pechino 2022 davanti la sede del CIO in Svizzera (Credit: TYAE)

Come riporta il The Guardian, esiste anche una lettera aperta pubblicata dalle 180 organizzazioni mondiali per i diritti umani: ” Il CIO si è rifiutato di ascoltarci nel 2008, basando la propria decisione sul fatto che [le Olimpiadi, ndr] si sarebbero dimostrate un catalizzatore per il miglioramento dei diritti umani. Come avevano previsto gli esperti di diritti umani, questa decisione si è rivelata estremamente sbagliata; non solo la situazione dei diritti umani della Cina non è migliorata, ma le violazioni sono aumentate sostanzialmente senza rimproveri”. Insomma, le motivazioni per cancellare definitivamente le prossime Olimpiadi invernali ci sono tutte.

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Nel 2015 alcuni manifestanti protestarono contro la candidatura di Pechino alle Olimpiadi invernali del 2022 (Credit: account Twitter “Up The Rebels”)

Bloccare Pechino 2022 è fattibile?

Come detto precedentemente, il primo ostacolo ideologico da superare in favore dell’attivismo politico, sociale e umanitario contro Pechino 2022 è dato dall’articolo 50 della Carta Olimpica. Eppure qualcosa si sta muovendo. Infatti il CIO ha avviato un sondaggio interno agli atleti per capire l’eventuale interesse di una variazione alla norma: presto i dati della ricerca dovrebbero essere pubblicati.

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Parte della locandina che spiega le tappe del sondaggio del CIO sull’articolo 50 (Fonte: Olympics.org)

Un altro passo importante è stato fatto nel gennaio 2021, quando il Dipartimento di Stato americano ha formalmente stabilito che le attuali politiche di internamento di massa degli uiguri nello Xinjiang sono da intendere come genocidio. Nonostante tutto ciò, però, un vero e proprio boicottaggio non sembra essere una soluzione presa seriamente in considerazione da parte delle istituzioni internazionali. “Al momento non stiamo parlando di cambiare i nostri piani in relazione alle Olimpiadi di Pechino”, ha confermato il portavoce della Casa Bianca Jen Psaki. Inoltre la sezione USA del CIO ha affermato che i boicottaggi “hanno dimostrato di avere un impatto negativo sugli atleti, mentre non affrontano efficacemente le questioni globali”.

Comunque le organizzazioni umanitarie continuano a chiedere maggiori sforzi da parte della comunità internazionale nel prendere provvedimenti contro la Cina. Perciò si sta studiando la possibilità di un boicottaggio diplomatico, cioè che i governi partecipanti alle Olimpiadi di Pechino 2022 si rifiutino di inviare delegazioni formali. Si tratterebbe di una soluzione decisamente più soft e, secondo alcuni, di più facile realizzazione. Bisognerà solo capire se tutti saranno in grado di muoversi all’unisono contro Pechino 2022.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante

L’immagine di copertina è stata pubblicata da Sport Illustrated nel 2015 in occasione della candidatura di Pechino per le Olimpiadi invernali del 2022

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