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Mar Cinese Meridionale, sfida tra USA e Cina: cosa sta succedendo?

mar cinese meridionale

Dopo le accuse del Giappone nei confronti della Cina e l’esigenza di trattare il tema secondo Nathan Law durante la sua prima apparizione pubblica in Europa, il Mar Cinese Meridionale torna prepotentemente nelle cronache internazionali. Come mai? E cosa hanno a che fare gli Stati Uniti d’America con questa situazione?

Mar Cinese Meridionale: una storia di rivendicazioni

Da diversi anni, il Mar Cinese Meridionale è conteso tra numerose nazioni. Esistono infatti diverse rivendicazioni geopolitiche da parte di Cina (rivendica l’80% della ‘superficie navigabile’ per la sua ‘Nine-dash line’), Vientnam (rivendica la sovranità sulle Isole Paracel e sulle Isole Spratly), Filippine (rivendica la proprietà dell’arcipelago Spratly e dello Scarborough Shoal), Taiwan (rivendica autorità su tutto il territorio cinese in base alla ‘linea degli undici punti’), Malesia e Brunei (quest’ultime due rivendicano sovranità su diverse zone meridionali e alcune isole Spratly).

In questo contesto, vanno aggiunti altri due attori: Indonesia, forte di una zona economica incastonata tra le isole Natuna; USA, che dal 2015 hanno libertà di navigazione e impiegano forze di sicurezza sull’Asia Orientale in favore dei propri alleati che si affacciano nel Mar Cinese Meridionale (Filippine, Singapore e Vietnam in primis).

Come mai c’è tanta attenzione per questa parte di mondo? Il Mar Cinese Meridionale è una rotta commerciale di vitale importanza per gli scambi internazionali. Di fatto, è proprio dal Mar Cinese Meridionale che passa “un terzo del trasporto marittimo globale”, cioè “un totale di 3,37 trilioni di dollari del commercio internazionale” (South China Morning Post). Ma c’è dell’altro. Questa zona, oltre a collegare Asia, Europa e Africa, detiene un fondale marino di grande ricchezza e bellezza.

Anche qui, le tensioni tra USA e Cina si sono fatte sentire. Persino recentemente.

Il Mar Cinese Meridionale farà scoppiare una guerra tra USA e Cina?

Le probabilità che Stati Uniti D’America e Cina scendano in guerra a causa del Mar Cinese Meridionale sono molto basse, ma qualcosa sta accadendo. Ad esempio, alla fine di agosto 2020 ci sono stati due episodi che hanno riacceso l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sul tema.

Il primo episodio riguarda un lancio di alcuni missili da parte della Cina nel Mar Cinese Meridionale. Secondo quanto riporta il South China Morning Post, sono stati lanciati i Dongfeng (tra cui il DF-26B e il DF-21D definiti “assassini di portaerei”) in un’area che coinvolge le contese Isole Paracel. Il fatto è accaduto dopo che un aereo spia degli USA era entrato in una no-fly zone senza permesso e durante un’esercitazione navale cinese nel Mar Bohai.

In un comunicato, il Pentagono ha spiegato che questi lanci minano la pace e la sicurezza della regione. Di risposta, il portavoce del ministro della Difesa cinese, Wu Qian, ha dichiarato che si trattavano semplicemente di esercitazioni militari e ha esortato la nazione a stelle a strisce di moderare i toni al fine di “riportare le relazioni sino-americane su un binario normale” (South China Morning Post).

Tuttavia le tensioni non sono diminuite, e qui arriva il secondo episodio: la Cina ha espulso un cacciatorpediniere missilistico statunitense, reo di aver invaso acque territoriali cinesi vicino alcune isole (chiamate Xisha secondo le rivendicazioni cinesi). Il portavoce dell’Esercito di Liberazione Popolare (ELP), il colonnello Li Huamin, ha giustificato l’episodio asserendo che “la Cina ha una sovranità indiscutibile sulle isole del Mar Cinese Meridionale e sulle acque adiacenti nella regione, e le truppe di comando sono sempre in massima allerta per proteggere risolutamente la sovranità nazionale e salvaguardare la pace e la stabilità” (South China Morning Post).

La versione degli USA, invece, è un altra: in base alle parole della flotta del Pacifico degli Stati Uniti, la USS Mustin (DDG-89), la navigazione in quelle acque era stata resa necessaria “per contestare pretese marittime eccessive e rafforzare le leggi del mare nelle acque internazionali”, oltre a “garantire che le rotte di navigazione critiche nell’area rimanessero libere e aperte” (South China Morning Post).

Rivendicazioni Pechino sul Mar Cinese Meridionale: USA sanziona 24 società locali

Durante questi crescenti malumori territoriali, gli Stati Uniti d’America hanno giocato un’altra carta. Il governo Trump infatti ha imposto sanzioni a 24 società cinesi perché ritenute responsabili di “aiutare l’esercito cinese a costruire e militarizzare le isole artificiali condannate a livello internazionale nel Mar Cinese Meridionale” (Phayul). In particolare, queste aziende – inserite nell’Elenco delle entità del Dipartimento del Commercio – non potranno vendere beni e tecnologie statunitensi senza una licenza speciale.

A detta di alcuni diplomatici (South China Morning Post), questa operazioni potrebbe creare delle ripercussioni su tutta l’Asia. L’impatto potrebbe riguardare anche le stesse aziende americane che intrattengono rapporti con la China Communications Construction Company (CCCC), enorme società impiegata nella Nuova Via della Seta, con gravi ripercussioni anche per tutti i paesi coinvolti nel mastodontico progetto infrastrutturale cinese.

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Articolo di Angelo Andrea Vegliante