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Boicottaggio Pechino 2022: il CIO non dà risposte sui diritti umani violati

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I Giochi di Tokyo 2020 non sono ancora conclusi (mancano le Paralimpiadi), ma già si guarda al possibile boicottaggio di Pechino 2022. Come raccontato in passato, infatti, le prossime Olimpiadi e Paralimpiadi invernali si terranno in Cina, terra che negli ultimi anni si è fatta notare principalmente per i numerosi diritti umani violati nei confronti di minoranze etniche e religiose – e successivamente per la questione Covid.

Una cornice umanitaria che molte associazioni hanno ampiamente denunciato, chiedendo ai governi partecipanti di boicottare in qualche modo Pechino 2022. Finora c’è stata qualche adesione, ma in tanti si aspettano una forte presa di posizione da parte del Comitato Olimpico Internazionale, che purtroppo stenta ad arrivare.

Boicottaggio Pechino 2022: il CIO ha scelto il silenzio

Il CIO ha scelto di non rispondere ad alcuna domanda riguardante le violazioni dei diritti umani in Cina. In base a quanto raccontato da OAsport, alla conferenza stampa di fine Olimpiadi Tokyo 2020, il presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach avrebbe evitato di rispondere a un quesito riguardo l’internamento dei musulmani uiguri in Cina. In sua difesa è invece intervenuto il portavoce Mark Adams, il quale ha spiegato che la conferenza stampa in questione riguardava esclusivamente Tokyo 2020, e che le risposte su Pechino 2022 sarebbero arrivate successivamente.

Dure le critiche di alcune associazioni. Zumretay Arkin, rappresentante del World Uyghur Congress, ha parlato di “incapacità del CIO di difendere i diritti umani durante il genocidio in corso contro gli uiguri e le gravi violazioni dei diritti umani in Tibet, Hong Kong, Mongolia meridionale e Cina continentale note in tutto il mondo”. Gli ha fatto eco Lhadon Tethong, direttore del Tibet Action Institute: “Il CIO ha scelto di ignorare il fatto che la Cina non è un Paese ospitante adatto per i Giochi Olimpici, il che non lascia scelta a governi, sponsor e persino agli atleti di farsi avanti e l’unica linea d’azione rimasta; boicottare Pechino 2022”.

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“Boicottare Pechino 2022 a livello diplomatico è la soluzione minima”

Boicottare completamente Pechino 2022 sembra un’impresa ardua, eppure c’è chi propone un’alternativa. La speaker della Camera degli USA Nancy Pelosi ha già parlato di un boicottaggio diplomatico, ipotesi condivisa anche da Benedict Rogers, attivista e giornalista britannico per i diritti umani, il quale su The Epoch Times ha evidenziato che deve essere il “minimo assoluto”.

“Non dovrebbero partecipare rappresentanti di governi stranieri, diplomatici, ministri, reali o dignitari – ha scritto Rogers -. […] se il maggior numero possibile di Paesi che la pensano allo stesso modo coordinerà questo sforzo, farà la differenza”. Tuttavia, secondo il giornalista britannico, ciò non è sufficiente: “Abbiamo bisogno di un boicottaggio dei consumatori. Gli spettatori non dovrebbero andare a Pechino e dovrebbero fare pressione sugli sponsor aziendali affinché si ritirino. I consumatori dovrebbero boicottare quelle aziende che hanno ancora i loro loghi sugli spalti dei Giochi di Pechino”.

Infine Rogers ha lanciato un appello anche agli atleti: “So che competere alle Olimpiadi è il sogno di ogni sportivo e avranno passato anni ad allenarsi per questo. Non sta a me dire loro se gareggiare o meno. Ma se gareggiano, dovrebbero farlo con gli occhi e le orecchie ben aperti, e dovrebbero sfruttare l’opportunità che hanno – sul campo, se sono abbastanza coraggiosi, o subito dopo la partenza da Pechino – per evidenziare la brutalità e la criminalità della barbara dittatura cinese”.

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Boicottaggio Pechino 2022: lettera portata al CONI, ancora nessuna risposta

Anche in Italia c’è chi sta provando a portare avanti questo dibattito internazionale. Ad esempio il 23 giugno 2021 diversi attivisti e associazioni (tra cui anche Aref International Onlus) hanno promosso un sit-in presso la sede del CONI per chiedere il boicottaggio di Pechino 2022. La delegazione è riuscita anche a consegnare una petizione scritta, sebbene ancora oggi non sono arrivati aggiornamenti significativi da parte del CONI. “Abbiamo comunque informato che la lettera e la petizione saranno diffuse e ne verrà data notizia”, ha dichiarato Marilia Bellaterra, presidente di Aref International Onlus.

Articolo di Angelo Andrea Vegliante

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